Allora, vediamola così.
(Questa riflessione parte da uno sfogo di un'amica sulla falsità degli amici. E dalla risposta di un'altra amica, enunciante la regola aurea del comportamento leale tra esseri umani: "Non fare agli altri quello che non vorresti gli altri facessero a te". Bene. Punto. Osservo che la proposizione è facile. L'applicazione flessibile. In genere, ci si riferisce scrupolosamente alla stessa per quanto riguarda i comportamenti degli altri verso di noi. La prima parte invece...)
Vediamola così. Vediamola alla voce tradimento. Quello che tutti non vorremmo mai, ma che non sempre riusciamo ad evitare. Conosco poche persone che non hanno mai tradito un compagno/una compagna nella loro vita. E io NON sono tra queste, tanto per essere schietti.
Poi: c'è chi l'ha fatto per fatal combinazione. Chi "tanto la relazione era comunque finita." Chi per provocazione, chi per insoddisfazione. Chi per "è solo un'avventura l'amore è un'altra cosa. Chi perché si deve provare tutto, chi perché non sa dire di no, chi per sentirsi uomo/per sentirsi donna. Chi perché gli è scoppiata la cinquantenite, chi vive la seconda adolescenza astrale. Chi perché lei/lui non mi desidera, chi perché "noi ci scegliamo ogni giorno", chi è una coppia aperta...
Non è detto che chi tradisce sia per questo un cattivo compagno, una cattiva compagna. O peggiore di chi non l'ha mai fatto. Anzi, qui sta il bello. Tra coloro che rinfacciano la loro vita proba c'è n'è di certi che ti fan immediatamente pensare: peccato, gli avrebbe fatto pure bene. Che come diceva Tomaso d'Aquino: "c'è chi praticando virtù scende e chi peccando sale".
"Lassù nella Renania, tra anse e ponti d'or, tra l'aspre nubi echeggia un cantico d'amor..." Una montanara DOC racconta la sua Dusseldorf...E il suo rientro nel patrio stivale.
Autunno
E' un tramonto italiano ma a me ricorda Ddorf.
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29 agosto 2013
7 agosto 2013
Elogio della Pina...
Una così, uno così, tutti
la vorremmo, lo vorremmo. Si sta parlando della Pina, la mitica
moglie di Fantozzi. La Pina incarna la moglie allo stato puro.
Poi, c'è la fusione.
La Pina è mite, la Pina è
asessuata, la Pina è parca nelle pretese, generosa nel dare. Si
accontenta sempre, instancabile nel pulire, accudire, seguire,
accondiscendere, accettare. Si illumina se il marito è felice. Si
spegne se il marito è triste. Si attiva se il marito urla. Piange se
il marito l'accusa. La Pina...L'elogio alla Pina nasce che stasera
rientro a casa e sento dei singhiozzi fin dal giardino. La mia
nipotona piange, pensa cuore di zia!...No. La nipotona sta ridendo
sguaitamente, spaparanzata sul divano davanti a “Fantozzi va in
Pensione”.
Ovvio che salgo in casa di
mia sorella e mi aggrego anche io alla visione, anzi, anche noi.
Nella composizione “famiglia bislacca classica”: io, mia sorella
e la nipote allungata tra le due, coi piedi sulle cosce di una e la
testa sull'altra. A lei va così. Le andava a un anno, le va adesso
che svetta agli 1.75 e ha il 42 di piede.
La Pina è una grande
incassatrice. Sa di non essere granché e davvero ritiene premiante
la sua posizione di Moglie, ai tempi dei Fantozzi il ruolo aveva una
sua valenza giuridica, e di moglie del ragionier Fantozzi. Decoro e
parsimonia sono regole cui si attiene con fervore buddista. Ogni
tanto Fantozzi ha pietà per lei... ed è interessante... quasi lei
si vergogna di sentirlo parlare “umanamente”. Preferisce le
imprecazioni del marito, padrone e orgoglioso, piuttosto che il
parlare lucido di un uomo consapevole della propria pochezza.
Che la speranza è l'ultima
a morire e lei di speranze ci ha intessuto la sua esistenza (figlia
trasparente di un uomo finito).
Tutti, tutte vorremmo avere
una Pina al nostro fianco. Sempre pronta a ri-prenderci, sempre
rassegnata a lasciarci andare, per rincorrere le nostre lucciole.
Purtroppo, di Pine ce ne
sono restate pochissime. Come le farfalle, silenziosamente, si stanno
estinguendo.
Etichette:
ma chi me l'ha fatto fare...,
perle di saggezza
29 luglio 2013
Giusto orgoglio e buon giudizio.
"La felicità nel matrimonio è unicamente una questione di fortuna. Per quanto due si conoscano bene e per quanto simili possano essere, questo non favorisce minimamente la loro felicità. Continueranno dopo a scoprirsi sempre più diversi, tanto da avere la loro parte di seccature ed è meglio conoscere il meno possibile i difetti della persona con la quale si deve trascorrere tutta la vita."
Da "Orgoglio e Pregiudizio" ecco in sintesi cosa si pensava nel secolo scorso nelle faccende di cuore. La ricetta per un buon matrimonio, al contrario della nostra, non prevedeva affatto un lungo corteggiamento e compromissioni graduali della coppia (il bacio, la cena, il sesso, le vacanze, gli amici, l'acquisto della casa...) prima di arrivare al grande passo. Era chiaro, tanto, che era il percorso che faceva la coppia. Mica il contrario!
Le famiglie tentavano di mettere le toppe a quanto c'era di rattoppabile, favorendo unioni tra simili anche nella speranza che un territorio comune rendesse più comodo l'atterraggio una volta finito l'amore...dettava regole chiare di comportamento, i ruoli, definiva gli spazi "privati" nelle case in comune, stanze nelle quali un coniuge non poteva mettere il naso; un poco di repressione sessuale ringalluzziva i corpi e coadiuvava le unioni chimicamente non combacianti. Il desiderio prematrimoniale dava la miccia e via... Poi tanto era un terno al lotto.
Come ora del resto. Ma forse la ricetta della nonna era meglio. Certe cose venivano messe a fuoco e si cercavano prima gli interventi correttivi.
Oggi invece si naviga nell'incoscienza più romantica.
Da "Orgoglio e Pregiudizio" ecco in sintesi cosa si pensava nel secolo scorso nelle faccende di cuore. La ricetta per un buon matrimonio, al contrario della nostra, non prevedeva affatto un lungo corteggiamento e compromissioni graduali della coppia (il bacio, la cena, il sesso, le vacanze, gli amici, l'acquisto della casa...) prima di arrivare al grande passo. Era chiaro, tanto, che era il percorso che faceva la coppia. Mica il contrario!
Le famiglie tentavano di mettere le toppe a quanto c'era di rattoppabile, favorendo unioni tra simili anche nella speranza che un territorio comune rendesse più comodo l'atterraggio una volta finito l'amore...dettava regole chiare di comportamento, i ruoli, definiva gli spazi "privati" nelle case in comune, stanze nelle quali un coniuge non poteva mettere il naso; un poco di repressione sessuale ringalluzziva i corpi e coadiuvava le unioni chimicamente non combacianti. Il desiderio prematrimoniale dava la miccia e via... Poi tanto era un terno al lotto.
Come ora del resto. Ma forse la ricetta della nonna era meglio. Certe cose venivano messe a fuoco e si cercavano prima gli interventi correttivi.
Oggi invece si naviga nell'incoscienza più romantica.
9 luglio 2013
Pirata versus principessa.
Mamma, ma perché tutte vogliono fare le principesse da grandi? Io non voglio. Mai!
E che cosa ti piacerebbe fare da grande?
Uhmm. La pirata.
La pirata...ma in che senso, tipo quando Pippi Langstrumpf quando va a salvare il papà con gli amici?
No, Proprio la pirata di mestiere.
Eh..perché la pirata? Cosa ti piace dei pirati.
Tante cose! Per esempio cantare insieme, a braccetto, come sanno fare loro...E poi i pirati vestono proprio con il mio look!
Certo che le ottenni di oggi sono proprio sconcertanti...
E che cosa ti piacerebbe fare da grande?
Uhmm. La pirata.
La pirata...ma in che senso, tipo quando Pippi Langstrumpf quando va a salvare il papà con gli amici?
No, Proprio la pirata di mestiere.
Eh..perché la pirata? Cosa ti piace dei pirati.
Tante cose! Per esempio cantare insieme, a braccetto, come sanno fare loro...E poi i pirati vestono proprio con il mio look!
Certo che le ottenni di oggi sono proprio sconcertanti...
25 giugno 2013
Poi ci sono le belle coppie.
"Ne conosci di belle?". Coppie, Si parla di coppie. Sono anni che non ci si vede. Io e Ale. Ma dopo pochi minuti mi sembra che ci stiamo dicendo le stesse cose di anni e anni fa. E trattengo uno sbadiglio.
Lui, Ale è un lui, è sconfortato. Punta alla qualità della relazione che latita
- ma va?, dopo un po' di tempo insieme; le ragazze -ragazze...qua si parla di 40enni, via, donne ormai frolle! - sono noiose, diventano noiose, poco interessanti. E lui si stufa - eccerto!..
Poi "nessuno deve sacrificarsi per un altro", no che no. Non è giusto. Le scelte sono individuali e parapa, parapa, parapa.
Tutte stupidate. Penso. Per non dire peggio. Tutte stronzate. E diciamolo!
La qualità della relazione la raggiungi se la vuoi raggiungere, dipende da te come dall'altro. E ha bisogno di tempo e fiducia nel progetto di coppia. Se no è solo un eufemismo per definire quel momento attrattivo e iperbolico dell'innamoramento. Che sta all'inizio. Poi chiuso, chiuso per tutti.
Se ci si circonda di ragazze poco interessanti è perché si ha bisogno di attenzione, ed evidentemente piacciono persone cui si piace. Non necessariamente interessanti.
Infine il sacrificio, di uno, di due, è conditio sine qua non per il formarsi di una coppia e di una famiglia. Punto e basta.
Quello che ho testé scritto mica glielo dico, all'Ale. Che c'arrivi da solo. Se mai c'arriverà. Ma sì, che c'arriva. Quando parla della nipotina è lì che gli si dilatano le pupille...dopo un altro paio di atrocità sentimentali su vittime più o meno consenzienti, alla prima bortola interessante come un tralcio d'edera, capitolerà e ci farà un figlio. Due.
Che non è tutto lì nella vita, ma quasi...Almen per la maggior parte di noi.
Però di belle coppie, tornando alla domanda iniziale, ne conosco. E neppure poche, ad onor del vero. Le differenze tra una bella coppia e una coppia sono tre: complicità, sesso, socialità.
La coppia "normodotata" condivide i progetti comuni, ma diffonde allegria come la tromba all'adunata le note del silenzio. Scopa poco, quasi niente. Poi, di fronte agli altri tende a chiudersi. Lui, lei, rigidi e sussiegosi.
Certo, quisquilie di fronte alla "coppia nevrotica" che è sempre sul punto di rottura. Da 20 anni. Amici, parenti, figli...tutti lì a sorbirsi lo spettacolo dei loro psicodrammi. Più o meno gli stessi, lo stesso pathos. La separazione? Impossibile. Se ne dicono di ogni, i figli vivono tra scatti d'ira e parolacce, però lasciarsi questo mai.
Succede la coppia nevrotica. Spesso. Fortuna non a tutti. Penso ai figli, che sono innocenti spettatori. Innocenti almen finché son piccoli.
Non so invece quali siano gli ingredienti concreti di una bella coppia. La complementarietà? Aiuta, certo. La conoscenza profonda e di lunga data? Questa la riconosci quasi sempre: tra i due si sente una accettazione totale, come solo tra "famigli". Ma non basta, la conoscenza. Anzi. Per mantenere accesa la fiaccola dell'attrazione, per esempio, è pure controproducente.
Forse ci vuole un poco di pazzia...oppure il contrario, l'accettazione dell'abitudine come parte "normale" della vita.
Quello che so è che con le belle coppie si sta bene.
Lui, Ale è un lui, è sconfortato. Punta alla qualità della relazione che latita
- ma va?, dopo un po' di tempo insieme; le ragazze -ragazze...qua si parla di 40enni, via, donne ormai frolle! - sono noiose, diventano noiose, poco interessanti. E lui si stufa - eccerto!..
Poi "nessuno deve sacrificarsi per un altro", no che no. Non è giusto. Le scelte sono individuali e parapa, parapa, parapa.
Tutte stupidate. Penso. Per non dire peggio. Tutte stronzate. E diciamolo!
La qualità della relazione la raggiungi se la vuoi raggiungere, dipende da te come dall'altro. E ha bisogno di tempo e fiducia nel progetto di coppia. Se no è solo un eufemismo per definire quel momento attrattivo e iperbolico dell'innamoramento. Che sta all'inizio. Poi chiuso, chiuso per tutti.
Se ci si circonda di ragazze poco interessanti è perché si ha bisogno di attenzione, ed evidentemente piacciono persone cui si piace. Non necessariamente interessanti.
Infine il sacrificio, di uno, di due, è conditio sine qua non per il formarsi di una coppia e di una famiglia. Punto e basta.
Quello che ho testé scritto mica glielo dico, all'Ale. Che c'arrivi da solo. Se mai c'arriverà. Ma sì, che c'arriva. Quando parla della nipotina è lì che gli si dilatano le pupille...dopo un altro paio di atrocità sentimentali su vittime più o meno consenzienti, alla prima bortola interessante come un tralcio d'edera, capitolerà e ci farà un figlio. Due.
Che non è tutto lì nella vita, ma quasi...Almen per la maggior parte di noi.
Però di belle coppie, tornando alla domanda iniziale, ne conosco. E neppure poche, ad onor del vero. Le differenze tra una bella coppia e una coppia sono tre: complicità, sesso, socialità.
La coppia "normodotata" condivide i progetti comuni, ma diffonde allegria come la tromba all'adunata le note del silenzio. Scopa poco, quasi niente. Poi, di fronte agli altri tende a chiudersi. Lui, lei, rigidi e sussiegosi.
Certo, quisquilie di fronte alla "coppia nevrotica" che è sempre sul punto di rottura. Da 20 anni. Amici, parenti, figli...tutti lì a sorbirsi lo spettacolo dei loro psicodrammi. Più o meno gli stessi, lo stesso pathos. La separazione? Impossibile. Se ne dicono di ogni, i figli vivono tra scatti d'ira e parolacce, però lasciarsi questo mai.
Succede la coppia nevrotica. Spesso. Fortuna non a tutti. Penso ai figli, che sono innocenti spettatori. Innocenti almen finché son piccoli.
Non so invece quali siano gli ingredienti concreti di una bella coppia. La complementarietà? Aiuta, certo. La conoscenza profonda e di lunga data? Questa la riconosci quasi sempre: tra i due si sente una accettazione totale, come solo tra "famigli". Ma non basta, la conoscenza. Anzi. Per mantenere accesa la fiaccola dell'attrazione, per esempio, è pure controproducente.
Forse ci vuole un poco di pazzia...oppure il contrario, l'accettazione dell'abitudine come parte "normale" della vita.
Quello che so è che con le belle coppie si sta bene.
2 giugno 2013
La grande bellezza.
![]() |
| Fuori le tette! |
Visto la Grande Bellezza di Sorrentino.
A parte qualche dubbio elementare, nel senso di elementi basici ... Tipo, uno: come fa un 65enne come il Jep Gambardella impersonato da Servillo a reggere un ritmo da movida madrilena senza fare un plissè.
Due: come fa un pubblicista, ex scrittore come, appunto, il Jep Gambardella a permettersi quello stile di vita, con appartamento fronte Colosseo. Forse spaccia droga? che con articoli e post a Roma neanche un garage in periferia ti mantieni. Lo so che uno potrebbe dire, ma via è' un film. Ma se in quel film il protagonista fosse, mettiamo, un metalmeccanico della Breda, o un libraio di provincia, tanto per pescare in ambiti equireddito, il contrasto tra stipendio presunto e tenore di vita sarebbe tanto marchiano da rendere la storia completamente in-credibile. Molti ancora non lo sanno o non l'hanno capito che ormai da anni pubblicisti, giornalisti, pubblicitari, fotografi non portano a casa neanche la michetta. Altro che feste carnascialesche e abiti costosi alle amichette sculettanti.
Tre, ed è il dubbio dei dubbi: mica è tanto chiara la decadenza morale di cui tutti parlano a sproposito della pellicola, ad esempio La Stampa:
"Dame dell’alta società, parvenu, politici, criminali d’alto bordo, giornalisti, attori, nobili decaduti, alti prelati, artisti e intellettuali veri o presunti tessono trame di rapporti inconsistenti, fagocitati in una babilonia disperata che si agita nei palazzi antichi, le ville sterminate, le terrazze più belle della città. Ci sono dentro tutti. E non ci fanno una bella figura. Jep Gambardella, 65 anni, scrittore e giornalista, dolente e disincantato, gli occhi perennemente annacquati di gin tonic, assiste a questa sfilata di un’umanità vacua e disfatta, potente e deprimente. Tutta la fatica della vita, travestita da capzioso, distratto divertimento.
Un’atonia morale da far venire le vertigini. E lì dietro, Roma, in estate. Bellissima e indifferente. Come una diva morta"
![]() |
| Bagasce e papere |
Ma quale "atonia morale"!
![]() |
| Pupe e papponi. |
![]() |
| Anche oggi ho raggiunto il fondo. |
![]() |
| Dopo. |
27 maggio 2013
Indagine sociologica. Dal parcheggio del cantiere.
FIAT punto 1.2 –
Architetto
Lambretta 125 Special –
Ingegnere
Autocarro Iveco Daily 35C
– Muratore
Honda CR-VTec 2WD -
Elettricista
Audi Q3 2.0 – Gessista
BMW X5 Xdrive 50i –
Idraulico
uscita dell'architetto.
Compresa nel progetto
uscita dell'ingegnere.
Compresa nel progetto
uscita del gessista.
Compresa nel progetto
Uscita del muratore:
50euro min.
Uscita dell'elettricista:
100euro min.
Uscita dell'idraulico:
239euro min.
Iva esclusa.
11 maggio 2013
Via con gli KWAIO, così mi distraggo un po'.
Basta casa se no
sclero...
Meglio: “Basta postare di argomenti relativi al contestuale cantiere di ristrutturazione delle due unità abitative a me afferenti. In caso contrario temo di perdere il consueto controllo emotivo e verbale e dare origine a spiacevoli turpiloqui.”
Chiarito il concetto.
Coordinamento tra gli iscritti, telefonate, email quant'altro.
Coordinamento con i referenti in loco.
Coordinamento con Avventure.
Decidere l'itinerario tappa per tappa.
Fornire materiale di viaggio.
Accogliere e istruire gli iscritti.
Arrangiare accomodation, ristoranti, spostamenti.
Gestire malanni e richieste, coordinare il gruppo e supervisionare il cassiere di viaggio...
Meglio: “Basta postare di argomenti relativi al contestuale cantiere di ristrutturazione delle due unità abitative a me afferenti. In caso contrario temo di perdere il consueto controllo emotivo e verbale e dare origine a spiacevoli turpiloqui.”
Chiarito il concetto.
Fortuna che esistono le
parrucchiere, luuuuunga vita ad esse, soprattutto se brave, poco
costose e prodighe di informazioni sul paese e la collettività.
Pettegolezzi, via.
Dalla mia parrucchiera
staziona un'ubertosa produzione di giornali riguardanti al solito persone che mancosochisiano, di
chiappa e pettorali e labbra vistosamente false. Spulciando nel
vetusto portagiornali però...sbuca il notiziario di Avventure nel
Mondo!
Molti sanno di cosa si
tratta, meno che è una species tutta italiana.
I due fondatori di
Avventure hanno fatto fortuna su alcune attitudini peculiari nostre. Trattasi,
sinteticamente, di un'associazione che unisce gruppi di viaggio e li
spedisce a prezzi contenuti in posti esotici. Come fa? Metti insieme
un gruppo autogestito, un accompagnatore in prestazione d'opera
gratuita; aggiungi un'organizzazione che declina eventuali
responsabilità e garantisce giusto il coordinamento per il viaggio
aereo e le indicazioni basate su esperienze precedenti. Fatto.
L'elemento cardine, naturalmente, è la guida gratuita.
Uguale tra gli uguali,
per il privilegio di viaggiare gratis e fare il leader, sai che
spasso, deve occuparsi del: Coordinamento tra gli iscritti, telefonate, email quant'altro.
Coordinamento con i referenti in loco.
Coordinamento con Avventure.
Decidere l'itinerario tappa per tappa.
Fornire materiale di viaggio.
Accogliere e istruire gli iscritti.
Arrangiare accomodation, ristoranti, spostamenti.
Gestire malanni e richieste, coordinare il gruppo e supervisionare il cassiere di viaggio...
Grazie a una percentuale
molto alta di persone con la vocazione missionaria e una buona
propensione organizzativa personale, Avventure è un successo
imprenditoriale.
Tra i cadeau offerti alle
guide di Avventure, per blandirli, c'è la pubblicazione dei loro
viaggi. Il giornale lo leggono solo quelli che in quei viaggi ci sono
stati, i loro parenti e amici più stretti e, qualche volta, i
candidati allo stesso itinerario per l'anno successivo. Lo legge
anche chi va dalla parrucchiera e si è stancata di “Chi” (ma
solo perché non sa Chicacchiosono. Mica per la fatuità dei
contenuti, badaben!)
A scuola dagli Kwaio.
Così s'intitola il primo articolo. Del “gruppo Castagna” -si usa
così, qui, dal nome del leader, come per lo storico gruppo vacanze Piemonte la regione d'appartenenza.
Corso accelerato per
insegnare a umani tecnologizzati come imparare a vivere solo con
quello che la natura ci offre. I docenti? Gli KWAIO.
Wow, promettente il
sottotitolo.
Mi inoltro nella lettura,
tanto la permanente della signora prima di me ha l'aria di durare
ancora un bel po'.
Ronnie Butala ci
disse, sarete i primi bianchi che vedranno... e il nostro
Castagna, giustamente dubita. L'isola non è così irraggiungibile
-cosa sono 36ore di volo al giorno d'oggi- anche se sugli Kwaio “pure
in rete le informazioni sono pochissime”...
Uhm. Ne mastica di
antropologia, il Castagna. Se per una conoscenza più approfondita va
di Google...
Convinti che certe
esagerazioni appartengano ormai alla più trita retorica
pubblicitaria, come le spiagge incontaminate della Costa Smeralda, i
nostri partono fiduciosi per le Isole Salomone. Gli KWAIO di montagna sono là
che li aspettano.
Prima però individuano
in tale Ronnie Butala il profondo conoscitore delle sue
tradizioni, con il savoir faire giusto per fare in modo che
l'intrusione nel microcosmo degli Kwaio sia meno traumatica
possibile. Il corsivo riporta testuale l'articolo. Hanno scelto lui, non esita a confessare candidamente
l'autore poco dopo, soprattutto perché è l'unico a Malaita ad
avere un profilo FB e ad aver risposto al nostro messaggio (sic!)
Questi sono belli
pazzerelli, penso io. Cercano info su come comportarsi con una tribù
cannibale fino all'altro ieri sul Web e si affidano a FB per la
ricerca della guida...
Insomma, partono,
arrivano dopo un giorno e mezzo di voli a Honiara dove trovano
Ronnie, o forse un parente visto che questo Ronnie è 20 chili più
ciccio di quello del profilo FB, sdentato e pure pelato...Dopo un
paio di altri giorni di navigazione più o meno gaia, meno che più, sono a Atori e
incontrano un Kwaio di fiume che sembra una persona molto buona e
gentile anche se la sua gentilezza stona con lo spadone di ebano che
porta al fianco... notiamo infatti che tutti gli uomini portano chi
una mazza, chi uno spadone chi un arco con frecce e non li abbandona
mai!
Non
gli viene il rovello del sapere il perché? Penso sempre io...
La signora prima di me
ora sembra Caparezza, ma tra lei e il gruppo Castagna sono più
interessata a quest'ultimo. Quindi rituffo la testa nel giornale. Gli
avventurieri sono ancora in viaggio lungo un fiume alla volta di un
villaggetto dove si fermeranno a dormire:
Tutto ok. L'unica
rimostranza, che però non ho avuto il coraggio di rivolgere al capo,
sarebbe stata relativa ai materassi in gommapiuma di cui ci avevano
dotati..non asettici. Piuttosto che combattere con le pulci ho
preferito dormire sopra una stuoia di bambù...
Ma cosa sono due pulci
per i nostri intrepidi connazionali! Il giorno dopo infatti
riprendono il barchino con una decina di portatori Kwaio di fiume
-che sono tanto, ma tanto diversi dai loro cugini di montagna come vengono a scoprire
subito dopo:
Durante il percorso
raccontano dei fatti cruenti accaduti in quei posti: “sotto
quell'albero lo scorso anno abbiamo trovato i resti di un prete
ucciso e cannibalizzato...”
Precisa poi che il
giovane assassino se l'è sfangata con alcune collane di shell money
alla famiglia dell'ucciso, a titolo compensatorio, come previsto
dalle leggi tribali (oh, se Berlu lo viene sapere e importa la legge
paro-paro nel nostro sistema legislativo a posto siamo! Tutti con
collanine di conchiglie, in Parlamento).
Dopo queste amene
considerazioni, per nulla intimoriti (del resto lui, la guida è un armalazzo di quasi 2metri, ci tiene a sottolineare) finalmente sbarcano per arrampicarsi su
per una impervia montagna, si ammazzano di fatica marciando nel fango:
la rabbia maggiore è
data dal confronto con i ragazzi che ci portano gli zaini: loro
zompettano a piedi nudi tra una radice e una pozzanghera senza
procurarsi neppure uno schizzo sui loro abiti cenciosi...mentre noi
con pedule e abbigliamento tecnico sembriamo l'orso Yoghi...
Dopo 5 ore e un collasso
di uno del gruppo entrano nel villaggio. A parte che
gli KWAIO sbucano dai cespugli coi corpi dipinti e armati di mazze come
nelle classiche barzellette della Settimana Enigmistica, gli manca
giusto l'osso intrecciato nella frangia crespa, ma quello che colpisce i nostri è che:
sono completamente
nudi, solo una foglia copre le parti intime. Onestamente non pensavo
di trovarli così arretrati...
Ma il Castagna ci fa o ci
è? Dico, sono in viaggio da almeno una settimana e gli sembra pauca
re, ha prova che questi menano, uccidono e magnano i nemici e li
trova arretrati solo perché non si coprono meglio le pudenda? Rob de
mat!
Con qualche problemuccio
diplomatico che sfiora comunque la tragedia -alcuni guerrieri non
avvisati della loro visita li sorprendono mentre mangiano empie
barrette, e un paio di situazioni esilaranti - a un certo momento la
donna del gruppo, l'unica, dovendo fare pipì è costretta a
denudarsi completamente e ad appoggiare tutti gli indumenti su un
sasso della vergogna per accucciarsi poi nel fango a urinare, i
nostri riescono a rientrare fortunosamente al villaggio con i
materassi pulciosi...
La fine del resoconto è
assolutamente asincrona con il pathos vissuto e descritto,
anche se fa parte della retorica di genere: alla fine quello che
veramente conta sono le emozioni che abbiamo provato insieme, ciò
che abbiamo imparato di loro e che abbiamo lasciato di noi.
Come fossero stati a
Rimini in gita scolastica, insomma.
La parrucchiera Barbara
mi fa segno; tocca a me. Quasi quasi mi faccio una bella permanente
selvaggia pure io. Che 'sti KWAIO mi hanno solleticato la parte animala...
19 aprile 2013
Lo sapevo, lo sapevo, lo sapevo...
...Leggo e intanto suggo l'ultimo coniglietto di cioccolato di Pasqua della Lindt...giustappunto!
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/19/aspettativa-di-vita-si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio/568443/
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/19/aspettativa-di-vita-si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio/568443/
21 marzo 2013
Meglio mal accompagnati che soli...
La premessa.Tra le cose che ci mancano di più, anche se meno ce ne rendiamo conto è la vita di comunità. L'uomo è animale sociale, si sa. Ma grazie al telelavoro, ai trasferimenti, all'impiego femminile, alle famiglie monogenitoriali, ai pochi figli, alla delocalizzazione in interni, uffici, scuole, supermercati, e salamadonnacosa, viviamo da tempo come cani sciolti. Un tripudio di individualismo ci porta facilmente a staccarci da mariti-mogli-madri-padri-fratelli-sorelle-colleghi-compagni e malvolentieri invece a giuntarci per condividere sorti comuni.
Ecco penso a volte che siamo un poco come perle di una collana. Uniti otteniamo impatto, senso e valore; disgiunti siamo "vaghi", si chiamano proprio così in archeologia i pezzi sparsi, vaghi di collana.
Parte delle aspettative frustrate le riversiamo, o almeno cerchiamo di riversarle, nel partner che mai potrà compensare la deprivazione derivante dalla carenza di una comunità di riferimento.
Uhm devo averlo pure letto... magari in un saggio di Umberto Galimberti?
Da dove m'è giunta 'sta idea? Da tre storie, tre.
¿Qué he hecho yo para merecer esto!!
E' un film di Pedro Almodovar, del 1984. Vivido e sensoriale come i suoi film migliori. In una Madrid respingente, squallida senza riscatto, una donna con due figli e la suocera a carico ammazza accidentalmente il marito in uno screzio. Un povero diavolo frustrato che riesce a fare il gradasso giusto solo con lei.
La trama non rende merito alla storia e ai personaggi ricchi di sfumature, mai scontati...
La suocera, che rimpiange sempre il paesello natale, convince finalmente il nipote a seguirla. Alla fermata della corriera incontra un'amica compaesana e insieme ripercorrono tutte le nascite e le morti dei comuni conoscenti...La partecipazione e la la compassione della vecchia sono molto maggiori di quelle dimostrate per la morte, appena avvenuta, del suo stesso figliolo.
Perchè? Gli voleva pure bene... Ma il figlio è morto da espatriato, lontano, sciolto da quel senso portante di una Comunità.
A me la scena ha fatto pensare a mio suocero, oriundo di un paesino delle Madonie...Tutto o quasi gli scivola addosso, ma quando si parla del paese, anzi del Paese, e magari si accenna alla Festa del Santo o alla faida tra famiglie (scatenata per il possesso di due stanzette misere in uno stabile di nessunissimo valore commerciale, ma tant'è...), allora e solo allora riprende vita, parla concitato, si anima...
L'altra storia nasce da un film francese, Lady Jane, di Robert Guédiguian, visto domenica scorsa, in coda al Bergamo Film Meeting. Un torrido noir. I tre complici di una banda di rapinatori, due uomini e una donna, si ritrovano 20 anni dopo; qualcuno ha rapito il figlio di lei che chiede agli amici un aiuto per il riscatto. Dopo il reincontro, uno dei due porta la ex complice a fare un giro nel vecchio quartiere italiano dal quale entrambi provengono.
E lui si illumina ad ascoltare -ancora- le canzoni d'amore gracchianti al bar, a salutare con i gesti quasi cifrati gli avventori, parlare con il vecchio mafiosetto che chiede delle le loro vite, come se nel frattempo aggiornasse un registro mentale con tutti i movimenti della comunità...
E qui mi è venuta in mente l'Anita, l'amica storica di mia mamma, più vecchia di qualche anno. L'anno scorso, al funerale è venuta con 4 accompagnatori, pure un badante muscoloso e ben vestito. Ha preteso che la salma della mamma andasse al paese, anzi alla frazione loro, che ci pensava lei a tenerla per bene. Che piglio, l'Anita.
Mi raccontava mamma che i partigiani l'avevano puntata, i gossip la davano in civettuolo contatto con un soldato tedesco. Che fosse vero o meno le toccò affrontare il ludibrio pubblico, la testa rasata, gli sputi in faccia...
L'ultimo elemento sollecitatore della tematica tanto austera e retrò del titolo è un articolo di Citati un cappellino di velluto nero, molto intenso, su Jane Austen. Ho visto recentemente Orgoglio e Pregiudizio e come sempre la Austen "mi tira dentro" per dirla in termini mondani. Ecco cosa dice l'articolo a proposito di un mondo, quello della piccola nobiltà inglese ottocentesco, che io immagino algido e impostato sul rispetto della privacy, ma che non lo doveva essere poi molto vista il numero dei componenti della comunità, la loro contiguità e la permeabilità degli spazi comuni:
"...Quando scriveva, Jane Austen non era mai sola. Qui parla un mondo compatto, foltissimo, solidale, come ormai non ne conosciamo più.
Ecco penso a volte che siamo un poco come perle di una collana. Uniti otteniamo impatto, senso e valore; disgiunti siamo "vaghi", si chiamano proprio così in archeologia i pezzi sparsi, vaghi di collana.
Parte delle aspettative frustrate le riversiamo, o almeno cerchiamo di riversarle, nel partner che mai potrà compensare la deprivazione derivante dalla carenza di una comunità di riferimento.
Uhm devo averlo pure letto... magari in un saggio di Umberto Galimberti?
Da dove m'è giunta 'sta idea? Da tre storie, tre.
¿Qué he hecho yo para merecer esto!!
E' un film di Pedro Almodovar, del 1984. Vivido e sensoriale come i suoi film migliori. In una Madrid respingente, squallida senza riscatto, una donna con due figli e la suocera a carico ammazza accidentalmente il marito in uno screzio. Un povero diavolo frustrato che riesce a fare il gradasso giusto solo con lei.
La trama non rende merito alla storia e ai personaggi ricchi di sfumature, mai scontati...
La suocera, che rimpiange sempre il paesello natale, convince finalmente il nipote a seguirla. Alla fermata della corriera incontra un'amica compaesana e insieme ripercorrono tutte le nascite e le morti dei comuni conoscenti...La partecipazione e la la compassione della vecchia sono molto maggiori di quelle dimostrate per la morte, appena avvenuta, del suo stesso figliolo.
Perchè? Gli voleva pure bene... Ma il figlio è morto da espatriato, lontano, sciolto da quel senso portante di una Comunità.
A me la scena ha fatto pensare a mio suocero, oriundo di un paesino delle Madonie...Tutto o quasi gli scivola addosso, ma quando si parla del paese, anzi del Paese, e magari si accenna alla Festa del Santo o alla faida tra famiglie (scatenata per il possesso di due stanzette misere in uno stabile di nessunissimo valore commerciale, ma tant'è...), allora e solo allora riprende vita, parla concitato, si anima...
L'altra storia nasce da un film francese, Lady Jane, di Robert Guédiguian, visto domenica scorsa, in coda al Bergamo Film Meeting. Un torrido noir. I tre complici di una banda di rapinatori, due uomini e una donna, si ritrovano 20 anni dopo; qualcuno ha rapito il figlio di lei che chiede agli amici un aiuto per il riscatto. Dopo il reincontro, uno dei due porta la ex complice a fare un giro nel vecchio quartiere italiano dal quale entrambi provengono.
E lui si illumina ad ascoltare -ancora- le canzoni d'amore gracchianti al bar, a salutare con i gesti quasi cifrati gli avventori, parlare con il vecchio mafiosetto che chiede delle le loro vite, come se nel frattempo aggiornasse un registro mentale con tutti i movimenti della comunità...
E qui mi è venuta in mente l'Anita, l'amica storica di mia mamma, più vecchia di qualche anno. L'anno scorso, al funerale è venuta con 4 accompagnatori, pure un badante muscoloso e ben vestito. Ha preteso che la salma della mamma andasse al paese, anzi alla frazione loro, che ci pensava lei a tenerla per bene. Che piglio, l'Anita.
Mi raccontava mamma che i partigiani l'avevano puntata, i gossip la davano in civettuolo contatto con un soldato tedesco. Che fosse vero o meno le toccò affrontare il ludibrio pubblico, la testa rasata, gli sputi in faccia...
L'ultimo elemento sollecitatore della tematica tanto austera e retrò del titolo è un articolo di Citati un cappellino di velluto nero, molto intenso, su Jane Austen. Ho visto recentemente Orgoglio e Pregiudizio e come sempre la Austen "mi tira dentro" per dirla in termini mondani. Ecco cosa dice l'articolo a proposito di un mondo, quello della piccola nobiltà inglese ottocentesco, che io immagino algido e impostato sul rispetto della privacy, ma che non lo doveva essere poi molto vista il numero dei componenti della comunità, la loro contiguità e la permeabilità degli spazi comuni:
"...Quando scriveva, Jane Austen non era mai sola. Qui parla un mondo compatto, foltissimo, solidale, come ormai non ne conosciamo più.
C’è una intera famiglia: il padre e la madre, e gli otto fratelli, e le mogli e le zie e le prozie e i figli e le figlie di questi fratelli, e i parenti vicini e lontani, che abitano in castelli o in piccole case di campagna, o sono nelle Indie occidentali o orientali o percorrono l’ Inghilterra in carrozza, e gli amici e i cugini di questi parenti, che alla fine si sposano tutti fra loro, così che abbiamo bisogno di una carta geografica per addentrarci nell’ inarrestabile groviglio delle parentele. Sullo sfondo, c’è un paese, che vive, dorme, chiacchiera, mangia, va in chiesa, si sposa, muore, cucina, va a spasso, – e noi ne sentiamo tutte le voci, come quelle di un’arnia colorata e ronzante..."
...Un'arnia colorata e ronzante. A volte vorrei essere un'ape mellifera.
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ma chi me l'ha fatto fare...,
perle di saggezza
E la luna bussò...
In Italia, quando il saggio indica la luna, l'italiano si domanda:
Cosa ci guadagna il saggio?
Perché gli indica proprio la luna?
Chi c'è dietro?
Ma il saggio da che famiglia viene?
Per chi vota?
Va a messa?
... Se guardo la luna, a me cosa me ne viene?
È la stessa luna che ho già visto l'altra sera?
Chi mi garantisce che è proprio la luna?
Perché me la indica proprio a me?
Non sarebbe meglio se si facesse gli affari suoi?
E nel frattempo, la luna è tramontata.
Cosa ci guadagna il saggio?
Perché gli indica proprio la luna?
Chi c'è dietro?
Ma il saggio da che famiglia viene?
Per chi vota?
Va a messa?
... Se guardo la luna, a me cosa me ne viene?
È la stessa luna che ho già visto l'altra sera?
Chi mi garantisce che è proprio la luna?
Perché me la indica proprio a me?
Non sarebbe meglio se si facesse gli affari suoi?
E nel frattempo, la luna è tramontata.
(dal sito dell'amico Gianni Lombardi)
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7 marzo 2013
I colori del corpo.
La Ari è un periodo che è sconcertante. Quando apre la boccuccia non so mai che sta per succedere.
Ieri: "Mamma, io e te non abbiamo proprio gli stessi gusti..." Così, apodittica.
"Uhm...ma a cosa ti riferisci."
"A tante cose, per esempio..." anzi, lei dice presempio "...a te non interessano i colori del corpo."
- Beh, effettivamente non è che ci perdo le notti a pensarci-
"Come i colori del corpo...intendi dire chi ha la pelle bianca e chi scura come l'Andrea?"
"No, i colori del corpo dentro."
"?"
Riprende spazientita: "Il cuore è rosso, va bene, ma il cervello?"
Annaspo: "Mah! Si dice materia grigia...sarà grigio"
" Ma è tutto tutto grigio? Sicura? E la milza, lo stomaco?
"Già, lo stomaco..."
Ha ragione lei. No, non abbiamo proprio gli stessi gusti.
Ieri: "Mamma, io e te non abbiamo proprio gli stessi gusti..." Così, apodittica.
"Uhm...ma a cosa ti riferisci."
"A tante cose, per esempio..." anzi, lei dice presempio "...a te non interessano i colori del corpo."
- Beh, effettivamente non è che ci perdo le notti a pensarci-
"Come i colori del corpo...intendi dire chi ha la pelle bianca e chi scura come l'Andrea?"
"No, i colori del corpo dentro."
"?"
Riprende spazientita: "Il cuore è rosso, va bene, ma il cervello?"
Annaspo: "Mah! Si dice materia grigia...sarà grigio"
" Ma è tutto tutto grigio? Sicura? E la milza, lo stomaco?
"Già, lo stomaco..."
Ha ragione lei. No, non abbiamo proprio gli stessi gusti.
1 marzo 2013
Anna Karenina, l'amore in tre ossimori
Dolly: lui mi tradisce con donne giovani e
belle che io non lo sono più a causa dei figli messi al mondo per
lui.
Kitty: per lui sono L'Amore personificato, puro...però è così astratto che per risolvere tutte le sue faccende terrene sto diventando peggio di una sguattera.
Anna: tre uomini mi amano da morire (il figlio, il conte Vronskij, il marito Karenin) ma se muoio io risolvo la vita a tutt'e tre.
Ps: dedicato a chi ha visto recentemente Anna Karenina al cinema, lo ha letto, se lo ricorda. Gli altri ciccia.
Kitty: per lui sono L'Amore personificato, puro...però è così astratto che per risolvere tutte le sue faccende terrene sto diventando peggio di una sguattera.
Anna: tre uomini mi amano da morire (il figlio, il conte Vronskij, il marito Karenin) ma se muoio io risolvo la vita a tutt'e tre.
Ps: dedicato a chi ha visto recentemente Anna Karenina al cinema, lo ha letto, se lo ricorda. Gli altri ciccia.
23 febbraio 2013
Parti intime, logica conseguenza.
"Mamma, perchè il seno è una parte intima, non serve a dare da mangiare ai bambini?"
"Sì, infatti non dappertutto è considerata una parte intima, in Brasile no, in molte zone africane no..."
"Uhm... e allora quali sono le parti intime!"
"In genere le parti del corpo che i maschi non hanno delle femmine e viceversa..."
"Uhm...Quindi la barba è una parte intima?"
...
-E che le vuoi dire?
"Sì, infatti non dappertutto è considerata una parte intima, in Brasile no, in molte zone africane no..."
"Uhm... e allora quali sono le parti intime!"
"In genere le parti del corpo che i maschi non hanno delle femmine e viceversa..."
"Uhm...Quindi la barba è una parte intima?"
...
-E che le vuoi dire?
28 gennaio 2013
Ma dov'erano una volta le mamme di oggi? Poveri loro.
Ecco, finito di leggere
Jules e Jim di Henri Pierre Roché. Romanzo poco memorabile che ha
ispirato il celebre film di Truffaut, con Jeanne Moreau una Kathe bella
e credibilmente pazza. Tutti lì a eccitarsi per il triangolo amoroso
lui lei l'amico di lui, in realtà molto impettito, e nessuno bada a
un piccolo dettaglio. Per dedicarsi ai viaggi e alle fantasie erotico
sentimentali con il nuovo partner lei molla reiteratamente le figlie,
3 e 5 anni, mica maggiorenni. Ora. Io non so con che energie e che
disponibilità reale si riesca a conseguire ciò. Con due bimbi di
quell'età che ti trasformano in un erogatore di servizi all'infanzia
24su24ore. Ma tant'è. Forse li stordivano con il cloroformio.
Tra Anna Karenina, quella
sciroppata dell'Anita Garibaldi, le madri dei fratelli Karamazov, le
protagoniste femminili dell'Educazione Sentimentale, del Grande
Gatsby, della Vedova Couderc di Simenon...appena ti rivolgi al
passato l'abbandono totale o parziale dei figli da parte delle mamme,
a tate, parenti e in qualche caso mariti, non era infrequente o
legato a morte prematura o questioni d'indigenza. E, cosa
inaspettata, non creava particolare riprovazione. Alle donne si
riconosceva uno stato di parziale infermità mentale. Meglio di non
possesso della piena lucidità e capacità di discernimento. Dal
momento che da sole non si reggevano è chiaro, si lasciavano
condizionare dal maschio di turno. Da qualcuno di più forte. Faceva
parte della Natura del sesso debole, insomma, l'instabilità.
Poi i bimbi storicamente
venivano cresciuti da balie, tate, vecchie zie, suore, contadine
povere. E morivano come mosche, almeno da piccoli.
Sia come sia, in Jules e
Jim non un accenno che Kathe sia una cattiva mamma, tutt'altro, anche
se si allontana da casa per settimane e poi decide di compiere
l'estremo gesto lasciando due orfanelle (risparmia il padre, che fanciulla previdente).
Così solo buone parole
per la signora Arnoux che internava la figlia in un collegio per il
brutto carattere...(sono tutte notizie date en passant, e forse
proprio per questo ancora più scioccanti per il lettore moderno). Che
anzi... Frédéric, il protagonista dell'Educazione Sentimentale, trova quasi buffo che ogni fine
settimana Rosanette, la sua donna, voglia recarsi in campagna dalla
balia a stringere tra le braccia loro figlio neonato (solo il fine
settimana badi ben...). Dell'Anita Garibaldi poi tutti a costruire
icone da eroina risorgimentale, non un cip! sul fatto che abbia
mollato la numerosa prole alla suocera per tallonare l'amato pene,
pardon, bene (che dell'unione della penisola a lei brasiliana siamo
poi sicuri che gliene inciuciasse molto?). Lei stessa, del resto, scopro
leggendo, era stata sposata a forza appena quattordicenne a un calzolaio che le
forgiasse il carattere ribelle.
Venendo a noi, mio zio è
stato allevato dalla bisnonna, mio padre a 9 anni entrava in
collegio, e ci usciva per raggiungere la famiglia pochi giorni
all'anno. E nessuno ritiene mia nonna una mentecatta per essersi così
alleggerita di due dei suoi tre figli. E no, non erano affatto
indigenti. La mamma di mia suocera, 10 figli, appena sgravata
affidava il neonato alle figlie più grandi e il giorno dopo il parto
tornava a lavorare. E no, non erano affatto indigenti.
Azzardo una spiegazione.
Le donne i figli una volta spesso li subivano. Si maritavano per
ignoranza, obbligo, tradizione, per sfuggire dalle famiglie
d'origine. Se restavano incinte e ci restavano a detta di molti con
una facilità che oggi ce la sogniamo, abortire era difficile oltre
che perseguibile. A volte il deterrente era il contesto. Resti
incinta e fuori infuria la guerra, tuo marito è al fronte, corri il
rischio di rimanere vedova, sei obbligata alle vessazioni di tua
suocera, tua madre...oppure il figlio è una conseguenza di una
violenza, un marito ubriaco, violenze di guerra, di strada, di
rivolte, un adulterio subito.
Le protagoniste dei
telefoni bianchi, di figli non ne avevano oppure via, giusto uno. Che
questo era il sogno segreto della platee femminili del 20ennio
fascista, mica le italiche fattrici coi fianchi spioventi da plurime
gravidanze, ma una vita di mollezze e amori sospiranti, corpi
androgini, dagli sguardi assassini, fasciati in lussuosi vestiti
argentati.
L'istinto materno fungeva
da correttivo -e ha funto spesso se no non saremmo qui, ma a volte
faceva cilecca. Ecco, azzardo pure il proclama post-femminista: la
consapevolezza ci ha reso molto, ma molto più sole. Disincantate ed
esigenti. E anche troppo critiche. Ma almeno quando decidiamo di
averli i bambini no, non li abbandoniamo tanto facilmente.
Soprattutto per compiacere i desideri di un paio di braghe qualsiasi.
Evviva la modernità, per
una volta tanto.
16 gennaio 2013
Dell'amore. Sulle cose che non devono succedere, ma succedono e quelle che dovrebbero succedere ma non succedono quasi mai.
Mi chiama lei: “Ci siamo lasciati, è
tornato da sua madre.” Come, quando, perché? Segue cena, la
bottiglia si svuota, il sacco delle confessioni anche.
Otto anni di relazione, la prima vera
per tutt'e due. Coppia affiatata, interessi comuni, le famiglie si
piacciono. Anni da fidanzatini, poi lavoro di lei, laurea di lui e, quasi subito anche per
lui, il lavoro. Sorpassata la boa dell'Erasmus, di lui, si provano
con la convivenza, il famoso anno di palestra prematrimoniale ormai
sdoganato anche nelle famiglie più cattoliche.
Tutto sembra procedere; insieme
intraprendono i primi acquisti, un letto matrimoniale in pelle scura
con più elettronica di una Serie 5, e in breve l'appartamento -pure
corredato di tutti i comfort- messo a disposizione ai piccioncini dai
genitori di lei non li soddisfa più... manca un giardino, i colori
troppo scuri... Comprano casa. Accanto a quella dei genitori di lei.
Firma del preliminare, 50% e 50% e...e qui si spezza l'incantesimo.
Perché, come non è...sai prima ero
contenta io e lui spaventato, poi mi sono fatta prendere
dall'angoscia, come se il progetto di una vita insieme...niente più
spazio per i ripensamenti, lo so lo so che l'ho voluto tanto,
figurati...ma poi lui si era come spento, non gli piaceva fare più
nulla, e io invece volevo fare ancora un sacco di cose insieme, prima
di...insomma prima della famiglia e dei bambini, e non so che mi è
preso gliel'ho detto, c'è rimasto male, ma forse era anche che ho
iniziato quel corso di fotografia, sì quello che ti avevo
raccontato, che poi ti ricordi? è stato lui a suggerirlo, però
quando ha visto che ogni volta tornavo dal corso strafelice, mi
trattava quasi male, sai, insomma si è allontanato...
Mi accorgo, una volta ancora, che ho
troppe primavere sulle spalle, mi sembra tutto un déjà vu. E
anche i miei consigli suonano, almeno a me, stantii.
La vicenda della -giovane- amica mi ha
suscitato però l'idea di un elenco. Di tutto l'inaspettato, l'imprevedibile, assurdo e terribilmente frequente nella storia delle
coppie.
E di quanto ragionevole, sensato,
costruttivo che, invece, dovrebbe accadere. Ma non accade quasi mai e
rappresenta un modello solo nei consigli degli amici e nelle terapie
di coppia (il post sul secondo, postea)
Storie di s-coppiamenti.
- Anni di fidanzamento felice e al limitare del matrimonio tutto si rompe (della stessa categoria: all'acquisto della casa, al primo acquisto importante insieme, al primo viaggio da sposati)
- Coppia perfetta, cerca disperatamente un figlio che non arriva. Quando arriva la coppia si rompe.Variante a: lui vuole disperatamente un figlio. Lei si sottopone alle cose più inaudite. Rimane incinta/adottano un bimbo, lui la molla con il figlio per un'altra.Variante b: lui aveva messo nel frattempo incinta un'altra.Variante c, ad alto tasso di frequenza: lei e lui desiderano insieme un bimbo, mentre lei è incinta, lui al culmine della gioia la tradisce con la prima che incontra (poi lascia l'amante. Ma ci riprende i contatti quando lei è incinta di nuovo)
- Lui, lei, l'amico di lui. Lei è gelosa dell'amico. Lui si divide tra i due. Finché lui li trova nudi nel letto (dirà lui anni dopo, a riconciliazione avvenuta: “in fondo l'ho sempre saputo che erano fatti l'uno per l'altra”)
- Lui, lei, l'amico di lui mandato in missione per perorare la causa di lui dopo un litigio con lei. Lei piange, l'amico difende lui, lei piange, lui la consola e..ci prova (sempre). Lei ci sta (a volte). Motivo? Per punire Lui (spesso); perché le piace l'amico (quasi mai)
- Lei, lui, l'amica brutta e rompicoglioni di lei. Lei manda in missione l'amica rompicoglioni per perorare la causa di lei dopo un litigio. Lui si lamenta, l'amica prima difende lei, poi giustifica lui, poi gli spiffera tutte le confidenze di lei. Lui si confida con l'amica, poi ci esce, poi si fidanza e la sposa.
- Lui, lei. Coppia comprovata. Si lasciano dopo un alterco, si richiamano, decidono di confessarsi i reciproci torti. E perdonarsi. Dopo la dolce riconciliazione i due si lasciano, imbarazzati.
- Coppia rodata, ma lui non se la sente di fare il passo. Lei gli rinfaccia di non essere innamorato come lei. Lui si spazientisce e se ne torna al suo appartamento da single. Le amiche di lei lo accusano di crudeltà mentale senza di lui lei non vive. Quando lui si fa vivo, due mesi dopo, lei è sposata con un altro.
- Coppia rodata. Lei è insoddisfatta e non se la sente di fare il passo, lui vuole che lei sia convinta come lo è lui e consiglia una pausa di riflessione. Durante la pausa di riflessione lui mette incinta l'amica della sorella e si sposa in fretta e furia.
- Lui è selvaggio, lei è sofisticata. Vivono una relazione intensa. Dopo 3 anni lei aspetta un bimbo. Lui è felice. Lei è felice. Al quinto mese lei si fa portare in Inghilterra per abortire. Lui è troppo selvaggio per lei.
- Lui e lei imprenditori, stessa passione per la vela. Per Lui, lei è la donna perfetta, quella che ha sempre desiderato per i suoi futuri figli. Dopo 6 anni lei è pronta a rinunciare al lavoro e far famiglia. Lui perde ogni desiderio, lei spazientita se ne esce di casa, lui piange calde lacrime, lei non fa in tempo a tornare a riprendersi il cappotto che, alla prima uscita da single, lui è già con un'altra. Imperfetta.
- Famiglia perfetta. Dopo il fidanzamento e il matrimonio, una bella casa, tre figli, lei dedicata ai bimbi, lui papà presente. Lei s'insospettisce, lui recalcitra poi confessa, frequenta da anni prostitute. Lei scolora, lui la invita a soprassedere e a lasciarlo in pace. Lei chiede la separazione. Lui, ancora oggi, non capisce 'azzo gli è preso a quella scema di sua moglie.
- Lui e lei vivono una storia bellissima, lui viaggia per lavoro in un'altra città dove vive la madre, mantengono due case. Dopo 7 anni lei dice a lui che aspetta un bimbo. Lui è felice, lo dice a mamma, mamma è infelice, molto infelice, lui impone a lei di abortire se no la lascia. Lei non abortisce, lui la lascia.
- Lui è un "cuore d'oro". Vittima di una donna impossibile. Papà modello di due bimbi "provati da una mamma scompensata". Lei che lo difende sperticatamente è la nuova fidanzata. Lui la segue dovunque. Come un cagnolino. I due si sposano. Hanno due figli. Dopo due anni lei chiede la separazione: “è un Barbablu. Mi voleva rovinare come ha fatto con la prima moglie.”Varianti club delle prime mogli. Lei, prima: “Figurati se con 500 euro al mese quella non riesce a mantenere il bambino” Poi: “Se lui pensa di passarmi solo 500euro al mese per la bimba si sbaglia di grosso”Variante b mild. Prima: “E' una pazza, lui mi ha detto certo cose” Poi: “Ma sai che ci siamo trovate ed è proprio simpatica?”
- Lui, lei, l'altra, più giovane. Modello “cinquantenite”. Lei e lui sono sposati da anni, coppia solida. Lui a 50 anni circa si innamora perdutamente della giovane segretaria/ giovane cliente/ giovane badante ucraina/giovane amica della figlie/giovane studentessa conosciuta su Internet...Le varianti sono molte, ma le costanti sono: lei cioè l'altra, molto più giovane di lui e lui molto più ricco.
- Lei, lui, l'altro, più giovane. Modello “Bovary moderna”. Lei e lui sono sposati da anni, coppia solida. Lei passata la boa dei 40 anni diventa inquieta, la vita le sembra la ripetizione di un copione logoro. Si innamora di un suo studente/il fornaio/l'operaio dell'ascensore. Le varianti sono molte. In genere, rispetto al modello precedente la nuova coppia non dura e madame inquieta resta coi figli. Sola.
23 dicembre 2012
Eh...come si cambia.
Un link tutto natalizio. 10 campagne d'antan con soggetto di stagione.
Un brivido all'annuncio delle Lucky Strike. Il buon Babbo Natale con una sigaretta in bocca, ai nostri tempi, colpisce e stride non poco con l'idea del buono e del giusto che il Natale reca seco.
http://www.contaminazionipositive.it/if-xmas-meets-vintage-10-pubblicita-depoca
Un brivido all'annuncio delle Lucky Strike. Il buon Babbo Natale con una sigaretta in bocca, ai nostri tempi, colpisce e stride non poco con l'idea del buono e del giusto che il Natale reca seco.
http://www.contaminazionipositive.it/if-xmas-meets-vintage-10-pubblicita-depoca
11 dicembre 2012
Sguardo multiculti su un villaggio svedese nel 1959
Una cosa bella che ti lascia l'esperienza di espatrio è che guardi da più punti di vista. Il che poi è tipico delle esperienze più dense, quelle che ti impongono di riscrivere i tuoi ritmi, le gestualità, i modi di esprimerti...quelle che incidono sul corpo. Che so, maternità, malattia, galera, viaggio...
La mia vita a 4 zampe è un film svedese, ambientato nella Svezia degli anni 50/60. Un bimbo deve affrontare la dura esperienza del lutto. La mamma muore di tisi, il padre è lontano e se ne sta lontano - niente di nuovo sotto il sole- il fratello va da uno zio e lui è destinato a un altro zio materno. Nel lutto perde il cane cui è affezionatissimo.
Storia a parte, nella ricostruzione della vita di un villaggio svedese di 60 anni fa, alcune cose sorprendono noi mediterranei. Altre molto meno.
Sono esperienze comuni:
Un passato molto più comunitario, per esempio. Tutti si conoscono al villaggio dello zio, nella vetreria del paese ci si trova per lavorare, ma anche per giocare a carte o per scaldarsi, i bimbi sciamano nelle viuzze, la gente si invita a casa con spontaneità, i vecchi burberi vengono presi in giro dai monelli (una cosa del genere attualmente è impensabile, qua come là...)
A dispetto di quanto -noi mediterranei- potremmo immaginare c'era molto pudore in Svezia negli anni 50.
E' vero che la bbona della vetreria posa nuda per un artista...ma si fa accompagnare dal ragazzino che veglia sulla sua virtù. Il capo della vetreria distrugge le brocche pettorute di un designer avanguardista...
A corrispettivo, gli uomini sono arrapati, come i mediterranei. In una scena gustosa il vecchietto infermo chiede al ragazzetto di leggergli stralci di un catalogo di lingerie femminile...lo zio richiede goloso particolari sulla carrozzeria della bbona che il bimbo ha sbirciato nell'atelier dell'artista.
I bimbi vivono molto più tra loro. Organizzano incontri di box, vanno a fare il bagno al fiume, si lasciano lanciare da una navicella spaziale, era il periodo della conquista dello spazio, sulla fune della teleferica...
E fin qui, le corrispondenze.
Le differenze:
Le donne sono molto meno mamme. Tralasciando la mamma del protagonista, poveretta, a letto con la tubercolosi, che ogni tanto esplode di rabbia contro i figli discoli, piangendo poi di disperazione e senso di inadeguatezza, anche tutte le altre figure femminili del film amano la loro privacy, detestano il rumore...e seminano volentieri i bimbi dai nonni (tra l'altro se si ascolta l'intervista del regista, tra la sua esperienza e quella dello scrittore...tanto senso di esclusione e insofferenza da parte delle(loro) bionde mammette)
C'è più affettuosità e confidenza tra padri, quelli che restano, e bimbi.
L'iniziativa sessuale la prendono le bambine. E sono parecchio dirette, quasi feroci. E, almeno ai miei tempi , via, questa non era proprio cosa.
La mia vita a quattro zampe (Mitt liv som hund) 1985 diretto da Lasse Hallström, basato su un romanzo di Reidar Jönsson.
La mia vita a 4 zampe è un film svedese, ambientato nella Svezia degli anni 50/60. Un bimbo deve affrontare la dura esperienza del lutto. La mamma muore di tisi, il padre è lontano e se ne sta lontano - niente di nuovo sotto il sole- il fratello va da uno zio e lui è destinato a un altro zio materno. Nel lutto perde il cane cui è affezionatissimo.
Storia a parte, nella ricostruzione della vita di un villaggio svedese di 60 anni fa, alcune cose sorprendono noi mediterranei. Altre molto meno.
Sono esperienze comuni:
Un passato molto più comunitario, per esempio. Tutti si conoscono al villaggio dello zio, nella vetreria del paese ci si trova per lavorare, ma anche per giocare a carte o per scaldarsi, i bimbi sciamano nelle viuzze, la gente si invita a casa con spontaneità, i vecchi burberi vengono presi in giro dai monelli (una cosa del genere attualmente è impensabile, qua come là...)
A dispetto di quanto -noi mediterranei- potremmo immaginare c'era molto pudore in Svezia negli anni 50.
E' vero che la bbona della vetreria posa nuda per un artista...ma si fa accompagnare dal ragazzino che veglia sulla sua virtù. Il capo della vetreria distrugge le brocche pettorute di un designer avanguardista...
A corrispettivo, gli uomini sono arrapati, come i mediterranei. In una scena gustosa il vecchietto infermo chiede al ragazzetto di leggergli stralci di un catalogo di lingerie femminile...lo zio richiede goloso particolari sulla carrozzeria della bbona che il bimbo ha sbirciato nell'atelier dell'artista.
I bimbi vivono molto più tra loro. Organizzano incontri di box, vanno a fare il bagno al fiume, si lasciano lanciare da una navicella spaziale, era il periodo della conquista dello spazio, sulla fune della teleferica...
E fin qui, le corrispondenze.
Le differenze:
Le donne sono molto meno mamme. Tralasciando la mamma del protagonista, poveretta, a letto con la tubercolosi, che ogni tanto esplode di rabbia contro i figli discoli, piangendo poi di disperazione e senso di inadeguatezza, anche tutte le altre figure femminili del film amano la loro privacy, detestano il rumore...e seminano volentieri i bimbi dai nonni (tra l'altro se si ascolta l'intervista del regista, tra la sua esperienza e quella dello scrittore...tanto senso di esclusione e insofferenza da parte delle(loro) bionde mammette)
C'è più affettuosità e confidenza tra padri, quelli che restano, e bimbi.
L'iniziativa sessuale la prendono le bambine. E sono parecchio dirette, quasi feroci. E, almeno ai miei tempi , via, questa non era proprio cosa.
La mia vita a quattro zampe (Mitt liv som hund) 1985 diretto da Lasse Hallström, basato su un romanzo di Reidar Jönsson.
22 novembre 2012
Proposta indecente...
"Andiamo a letto io e te, da soli?" ..."Uhm, e Andrea?..." "Lui sta a dormire qui, con la sua amica...ho pensato tutto io...Dai, facciamolo, Mamma!"
Occhi puntati negli occhi. Paolo, serissimo, scandisce bene le parole, c'è urgenza nella voce, e desiderio. Vero, impellente, improcrastinabile. Tanto che all'inizio noi amiche ridiamo, poi quasi ci vergognamo. Suonano stupide le risate, di fronte a un sentimento così denso, totalizzante...
Paolo ha tre anni, Andrea è il fratello di sei e la madre....eh, la madre.
La madre si scernisce, ma poi, dolcemente arresa, si liquefà in un sorriso immenso.
(E non è nemmeno italiana!)
Occhi puntati negli occhi. Paolo, serissimo, scandisce bene le parole, c'è urgenza nella voce, e desiderio. Vero, impellente, improcrastinabile. Tanto che all'inizio noi amiche ridiamo, poi quasi ci vergognamo. Suonano stupide le risate, di fronte a un sentimento così denso, totalizzante...
Paolo ha tre anni, Andrea è il fratello di sei e la madre....eh, la madre.
La madre si scernisce, ma poi, dolcemente arresa, si liquefà in un sorriso immenso.
(E non è nemmeno italiana!)
6 novembre 2012
La cucina di Petronilla - Acc...hanno fregato l'idea.
Ci arrivano in tanti, ben più blasonati...Grr...
http://www.slowfoodvalliorobiche.it/?p=10927#more-10927
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