Autunno

Autunno
E' un tramonto italiano ma a me ricorda Ddorf.

11 aprile 2011

Tutto in uno

Fine settimana intenso. Venerdì cena con le Mamme d'Italia, e abbiamo scoperto parlando con le nostre "rivelatrici culturali", le due mamme tedesche che hanno figliato con due italiani,  che mentre in Italia le parti genitali dei bimbi si indicano con nomignoli simpatici, vezzeggiativi, in Germania invece già da piccoli: quella è la Scheide e quello il Penis...
"Ari, vieni che puliamo la sabbietta dalla vulva!", agghiacciante.
Per puro intento ludico sto raccogliendo i nomignoli italiani: frinfina, pimpinella, passerotta, giuseppina, farfallina, patatina...E, per lui: pisellino, giovannino, pipino...

Sabato a passeggio in Flingern. Raccatto Vince che dimentica la chiave nell'appartamento; a Ddorf  le porte degli appartamenti si chiudono a scatto, clack: 100€. E' il costo dell'omino che te la riapre. 2 secondi la durata dell'intera operazione. Comunque la Vince la chiave di scorta l'ha lasciata alla vicina di sotto che però rientra nel pomeriggio. Usciamo e decidiamo per un caffe da Zia Pina, un barino - in realtà si chiama Oma Erika- che ha l'indubbio vantaggio di fronteggiare il parco giochi della piazzetta. Ci sediamo, ordino contro il suo parere, un espresso, difendo la mia scelta quando nella tazza scorgo una bella schiumetta, "è troppo chiara" fa lei,secca. Assaggio, disgustoso, penso, disgustoso dice la mia faccia, "te l'avevo detto" dice la Vince. Non replico non perché non voglia, ma perché ci viene incontro Ari che era sgattaiolata al parco giochi, ora sembra una maschera di sangue. Argh. Farfuglia qualcosa, pulisco bene e scopro che il dentino dondolante superiore anteriore destro, è caduto. Lo salvo da sicuro inghiottimento. Brandisco al sole il piccolo trofeo. Ari è felice. Vince ha un mancamento -non sopporta la vista del sangue, e io mi sento vendicata. Per il caffè.
E per il dente, ci voleva una bella altalena in faccia per chiudere questo lento dondolio...

Sabato sera suggello della riconciliazione con R. A casa sua. Discorsi piacevoli, sembrava tutto come due anni fa, prima che R. si separasse. Stessi mobili, stessa gente, il carrello degli antipasti...Tutto. Quasi. Sono cambiati due fidanzati, il padrone di casa, e il fidanzato dell'amica americana, il contenitore -la casa intendo- che adesso è un appartamento, e c'è un solo gatto...Ma, come due anni fa, la televisione è accesa, su Rai uno. Nessuno ascolta, si discute appassionatamente, di politica. Italiana. Che di quella tedesca, se mai si discute, lo si fa con pacatezza e distacco.

Domenica c'è il sole e, finalmente, fa caldo. Passiamo in bici per i parchi in piena fioritura, l'erba è verde e lucida. Pioggia di petali dai rami,...
La sera alle 20,30 è ora delle nanne. Ma c'è ancora tanta luce. Tre giorni fa era buio. Penso che la Primavera, così come in Germania, non l'ho vista mai.

6 aprile 2011

Due culture diverse.

Quando sono arrivata in Germania mi sembrava tutto così diverso e distante. Un altro mondo. Poi, piano piano sono diventata un pezzetto di questo mondo. E adesso faccio fatica a rintracciarle tutte quelle differenze, e soprattutto a percepirle come disagevoli. Esempi acclaranti. La gente ferma immobile alle fermate del tram; il silenzio nei tram; la gente che arriva sempre tutta insieme, puntuale, 5 minuti prima in palestra e 5 minuti dopo la lezione, è già scivolata via, silenziosa; la verdura, certi cavolfiori, le lunghe radici nere, il rabarbaro...; il banco dei latticini; tutti in bicicletta e sdraiati al parco quando c'è il sole e due ore dopo, con la pioggia, non c'è in giro nessuno. E dove si sono rintanati?; l'arredo delle vetrine dei negozi, un tripudio di galline e animali aiensi; l'abbondanza di deco più o meno kitsch legate alla stagione, la Pasqua, San Martino, il Natale; le notti. Così buie. L'inverno, così lungo...E mille altre. Ora tutto scorre intorno a me e io con la corrente.  E le previsioni si seguono ora per ora, e non è un problema, in palestra ci si va 5 minuti prima e 5 minuti dopo, via veloce tutta roba in borsa, si è già in strada, alla bicicletta; ogni tanto mangio pure le radici che hanno un gusto tra la patata e l'asparago...

Però ogni tanto incappi in qualcosa così platealmente ambiguo, a seconda del punto di vista cambia totalmente di significato. In genere ha a che fare con quella cultura che s'iscrive nei nostri corpi. Tipo questo:


All'ingresso del Saturn, un invito per le grandi offerte del periodo. In Italia, via, l'invito a entrare lì dentro creerebbe qualche timore...

Sai, lui è malato per la frinfri...

Sabato è giorno di pulizia accurata, anche dell'ostrichetta. "Ah, se Amrid vedesse così la mia frinfri." Commenta Arianna. "Come scusa?" Faccio io, antenne sollevate- Amrid è un suo compagnetto dell'asilo: "Amrid è malato per le frinfri..."."Cioè?". "Cioè -sbrigativa- come tu sei malata per lo Yoga e papà per il Russo, lui è malato per le frinfri, gli piacciono, proprio..."." E cosa fa?". "Le guarda!". "Ah, e a te non dà fastidio". "Mah...mamma sai, è la vita..". Arianna la saggia.
Ieri mattina all'asilo guardavo Amrid, il piccolo indiano Sikh con le passioni carnali, e pensavo che l'imprinting sessuale di mia figlia è indissolubilmente legato ad un maschio magro, alto, scuro di pelle, con una lunga treccia di capelli lucidi e neri avvolta a cucù -per mesi l'ho scambiato per una bimba- e grandi occhi verdi chiari.

Mooolto multiculti...

4 aprile 2011

Stereotipi in musical, vai Romeo Ca(l)zone!

Domenica è stata una giornata particolare. Siamo state alla Tonhalle con Arianna. La Tonhalle è la filarmonica di Dusseldorf:

 e all'interno:


Alla Tonhalle organizzano rassegne, alcune per i single vetusti che (s)popolano questa città, altre specificatamente dedicate ai bimbi, le Sternschnuppen. Lo scopo è avvicinare i bimbi alla musica, attraverso rappresentazioni e gli strumenti musicali "dal vivo". Bello vero? Peccato che trovare posto è quasi impossibile. Dati il costo abbordabile e le molte richieste... Caso ha voluto che Petra e Tomek, i genitori di Pola, compagna di Arianna, siano dovuti partire,  lei in Tibet e lui in Polonia con la bimba. E avevano dei biglietti inutilizzati...ed ecco che domenica siamo qui.
Arriviamo, Ari sfoggia un vestitino di velluto rosso e un paio di scarpe "normali", e non i soliti scarponcini che accompagnano i bimbi tedeschi dal primo anno di vita fino alla pensione, si fionda al centro dove hanno predisposto cuscini multicolori Dopo una decina di minuti entrano gli attori-musicisti; si presentano: Mozzarella, Romeo Calzone (pronunciato Cazzone) e Diavolo...Occhiali scuri, gestualità spiccata...Il sorriso mi si è, come dire, un attimo bloccato sulle labbra...
La trama è pressapoco così: un gruppo di suonatori di origine italiana non riesce a suonare bene insieme, si accusano l'un l'altro dell'insuccesso, litigano, alla fine chiamano un commissario specializzato in "musicalità" e questo, anzi questa che è una lei, coinvolgendo nell'indagine i bimbi, scopre le ragioni dell'insuccesso, legate al fare musica. Si aggrega infine al gruppo e ne diventa la prima ballerina.
I quattro attori sono bravi, ci sanno fare coi marmocchi e l'happy end spazza via il sospetto di razzismo. Ma tutti,proprio tutti gli stereotipi sugli italiani sono sciorinati con dovizia di particolari, dall'aspetto esteriore: abito scuro stile pizza connection, capelli neri, occhiali scuri, gesti esagitati e, venendo alle caratteristiche umane, litigiosità, tendenza alla corruzione e al non rispetto delle regole, timore dell'autorità, servilismo, seduzione compulsiva...
Che dire. Io non mi ci ritrovo. Però con le nostre alte sfere che non fanno altro che reiterare e ratificare questi atteggiamenti, e in Italia non ci si rende bene conto di quanto costi perdere immagine, mi sa che hanno ragione loro...

Per chi fosse interessato: Kommissarin Flunke und die Schurken

31 marzo 2011

Loro lo dicono con i fiori...


E fanno bene.
L'appartamento dove viviamo è in vendita. Tra l'altro, anche due anni fa, quando accettammo l'affitto a tempo determinato, era in vendita. A 205.000€. Oggi, invece, son già 230.000€. Però!
Con gli annunci è cominciata la processione dei possibili acquirenti. E via con il tira e molla delle visite. Tira e molla nel senso che il Makler, l'agente immobiliare (che s'intasca una percentuale del 3,54) vuole strappare più appuntamenti possibile. Ora, all'inizio ho scialato, offrendo 3 date in 10 giorni. Pensavo che ne scegliesse una sola -son tedeschi, mi dicevo, rispettano la privacy!- Invece, anche qui tutto il mondo è paese...visite per tutte e tre le date.
Alle visite dei papabili, sempre quando si avvertono di più, ovvio, la sera che giusto si va in tavola (noi, che i tedeschi mediamente mica si siedono intorno al tavolo o cucinano...), o il sabato mattina...Alle visite, occorre aggiungere le presenze del padrone di casa, pure simpatico, che viene a dare qualche tocco di maquillage alla casa...
Insomma, ultimamente è un gran via vai.
Certo, sono tutti gentili. I visitatori si muovono persino guardinghi. S'informano sempre se possono visitare le camere, una sbirciatina veloce e poi... via! si ritraggono come attratti da un magnete; la dispensa (e questa davvero non la capisco, che nelle camere qualche mutandina ballerina o magari la boccetta del colluttorio può anche saltar fuori ...ma nella dispensa che s'aspettano di strano, un trancio umano appeso a seccare?) e mai che appoggino nel guardaroba borse o cappotti...Comportamenti "in apnea" che, se possibile, fanno sentire ancora di più a me, a noi l'imbarazzo della presenza estranea.
Se solo si muovessero tranquilli e rilassati e magari scambiassero quattro ciarle, come sarebbe tutto più facile...
Ah e i fiori? Sono da parte del padrone di casa. Per scusarsi dell'incomodo. E fa bene!

27 marzo 2011

Però, anche loro porelle...

Mi è capitato abbastanza spesso. Di incrociare il loro sguardo un pò rassegnato,  geloso anche se non invidioso, lo sguardo delle mamme di maschi. Uhm...gli aggettivi non descrivono bene l'espressione...ci lavorerò su. Per carità, nessuna delle mamme rinuncerebbe mai e poi mai ai suoi cuccioli per una prole fioccorosa. Come dire, sull'amore materno non si discute.
Ma certi commenti tornano insistentemente: "Eh, coi maschi è diverso"."No, ma loro non capiscono." "Eh, bisogna accettarli così."...
Cosa fanno i maschi per fare sentire alle loro mamme il rilievo di una rinuncia?
Ci provo: non capiscono il contesto, se la prendono facilmente, hanno paura di tutto, reagiscono in modo violento, si appiccicano alla mamma come colle e vogliono, anzi pretendono la sua presenza, sono maneschi, la logica del branco ha spesso il sopravvento, devono "scalmanarsi"...e soprattutto, sto sempre azzardando, non c'è condivisione di piaceri legati alle preparazioni domestiche, allo shopping, alle scelte per la casa e....ultimo, ma non meno importante, i loro giochi sono tristi, ripetitivi e annichilenti!
Ci pensavo ieri sera, in visita da un'amica. Tre figli maschi. Inchiodati davanti allo schermo gigante e per un'ora solo sparatorie, ammazzamenti, annientamenti, mostri spigolosi, espressioni crudeli, o bloccate in un ghigno sprezzante, anche le palette dei colori. Che cupi, smorti: viola, nero,  bagliori aranciati, verdi marci. Sduing, gogoing, bang, spang, crash, piun piun (il laser). Dio, che cabasisi!
Non c'è telefilm della Barbie da confrontare. L'approfondimento psicologico dei personaggi del secondo - Barbie- è roba da scuola di Vienna rispetto al primo - Gioco di mostri.
Sduing, gogoing, bang, spang, crash, piun piun, piun piun...
"Eh, è così tutte le sere..." mi dice, con un sorriso lontano, la mamma di maschi...

"elegante nel suo velo, col suo bianco capellin..." Il favorito viene vestito per il palio...

24 marzo 2011

Sursum corda!



E' difficile rendere il sapore di una festa. Anche perché si era in tanti e sono capitati vari eventi lieti. La passeggiata sulle collinette vicine alla fattoria, uno sciame di bimbe ha provato la gioia di rotolare per le chine erbose...poi la passeggiata allo stagno, e tre ditini si sono tagliati con le canne e il Dottor Gatti ha dato il suo supporto medico pure stavolta...Il taglio della torta, la nascita dei 2 capretti, l'apertura dei regali, la passeggiata sui pony...Poi anche i grandi si sono cimentati coi giochi dei piccoli...Il salto alla corda, per esempio...

23 marzo 2011

Il villaggio delle fate


A grande richiesta, la ricetta per la torta "il villaggio delle fate", opera a 4 mani (grazie Anto!) che ha allietato il compleanno di Arianna. Oltre che bella era anche buonissima.

Per la torta:
12 uova
360 grammi di zucchero semolato fino
200 grammi di farina 550 (00 italiana)
2/3 gocce di essenza di vaniglia

Per la farcitura interna:
2 tuorli d'uova
cacao
300cc latte
2 cucchiai rasi di farina
2 cucchiai rasi di zucchero
1 buccia di limone bio

Per la farcitura esterna:
300 cc di panna da montare (Schlagsahne)
1 confezione di frutti di bosco scongelata (il succo serve come colorante)
in alternativa: colorante per alimenti

Per le torri del villaggio:
400 grammi di marzapane - rohmasse,
300 grammi di pandispagna o savoiardi sbriciolati
10 coni mignon tronchi (per le due torri più alte)
cioccolato bianco per la farcitura
Scritte di zucchero (zucker Schrift) giallo, rosso, marrone e verde

Per i tetti:
10 coni da gelato (le cialde, che sono più resistenti e non s'inzuppano)
cioccolato bianco per la farcitura
zucchero e/o perline decorative

Esecuzione
Si comincia dalla torta. I tuorli si lavorano con lo zucchero in una bella terrina capace, che poi tutti gli ingredienti si mischiano lì, fino a che il composto risulta bianco e quasi spumoso. Poi si montano a neve fermissima gli albumi. Fate la prova rovesciando la terrina quando sono montati (giusto un secondo).Non devono scivolare. Aggiungere ai tuorli la farina setacciata e incorporare gli albumi, girando lentamente dal basso verso l'alto. Aggiungere l'aroma, se piace, e versare il tutto in una teglia capace. Nota importante: sul fondo si può mettere un disco di carta da forno per evitare che la torta incolli, ma, a meno che siate maestre di origami, sui bordi meglio evitare la carta e spalmare solo un po' di burro. Le pieghe della carta infatti creano delle orlature irregolari. E' importante, al contrario, ottenere una forma regolare. si capirà dopo.
Infornare a 170° a forno già caldo per 35/40minuti. Spegnete il forno e lasciarci dentro la torta fino a che sarà tiepida.

Nel frattempo montate la panna per la farcitura esterna e procedete con la crema per la farcitura interna.

Crema per la farcitura.
Avete bisogno di un tegame antiaderente dai bordi alti (almeno 12 centimetri). Mescolate i tuorli con lo zucchero e la farina, velocemente e senza fare grumi, sul fuoco basso. Aggiungete il latte, meglio tiepido, a filo e portate a bollore. Quando la crema comincia ad inspessirsi unite la buccia di limone e terminate la cottura. Dividete il composto e nella seconda metà aggiungete un po' di cacao.

Ora sfornate la torta, rivoltatela per offrire alla vista la parte inferiore, più regolare, e ricavatene tre dischi con un coltello a lama piatta e affilata. Tra il primo e il secondo spalmate la crema semplice, tra il secondo e il terzo la crema con il cacao. Cercate di sovrapporre i dischi come erano prima del taglio...le irregolarità saranno ridotte.
Rivestite la torta farcita con la panna montata, cui avrete aggiunto un pò di succo di lampone, colore rosa, o di mirtillo, colore violetto, curando bene i bordi.
Se volete potete già passare la granella di zucchero sui bordi della torta (fatevi aiutare, una persona cerca di sollevare la torta in modo da offrire i bordi e l'altra sparge la granella. la maggior parte comunque si sparge sul piano della cucina!)
Questa fase si può rimandare, prima di inserire le torri.
Mettete in frigo la torta e concentratevi sul "villaggio".

Le torri.
Per le 2 torri più alte ho utilizzato dei conetti tronchi circa 4cm di diametro, ne ho impilati 5. Gli spazi tra un conetto e l'altro li ho riempiti con delle briciole di torta paradiso che avevo cucinato il giorno prima. I savoiardi o i pavesini vanno altrettanto bene.
Stendete uno strato di marzapane, per unirne 2 pezzi usate un po' d'acqua. Non ho mai lavorato il marzapane prima, per stenderlo ho utilizzato una bottiglia di vetro, meglio del mattarello che tende ad appiccicarsi. 
3/5mm di spessore vanno benissimo. Rivestire i conetti con il manto di marzapane, tagliare gli eccessi con un coltellino affilato. Rimboccare coi savoiardi per riempire eventuali vuoti interni. Per le 3 torri più piccole, di 5/6cm, ho approfittato della torta Paradiso che avevo precedentemente cucinato. Lavorando con un coltellino ho ricavato 3 tronchetti e li ho rivestiti di marzapane, come per le torri più alte. E' più difficile far aderire il marzapane alla torta, le bricioline si appiccicano dappertutto... in compenso si evita il lavoro certosino della riempitura delle foppe con i savoiardi...

La farcitura delle torri.
Ora si passa una bella mano di bianco! Si scioglie il cioccolato a bagno maria con un goccino di latte e poi con un pennello si rivestono le pareti delle torri. Il cioccolato serve anche a "stuccare" la giunzione del mantollo di marzapane. Si lasciano sgocciolare le torri intonacate su un foglio di carta da forno. Io ho aggiunto il succo di mirtillo al cioccolato per avere torri dalle sfumature violette.
La farcitura dei coni.
I coni sono la parte più delicata dell'intera preparazione. Non è facile maneggiarli. L'optimum sarebbe poterli sospendere o lasciarli appoggiati a un supporto con il vertice in su, così si asciugano meglio. Vanno ben spennellati di cioccolato bianco sciolto a bagnomaria. Non decorarli subito, ma dopo una decina di minuti, quando il cioccolato si sta rapprendendo, allora via con le perline colorate, i cuoricini di zucchero o semplicemente fateli rotolare nello zucchero semolato. Dalle foto non si evince, ma i cristalli danno un piacevole effetto glitter.
Se non riuscite a farli asciugare a sedere in su, lasciateli appoggiati alla carta da forno. Limerete poi la striscia di cioccolato rappreso.
A torri asciugate procedete con la decorazione finale facilitata dallo zucchero in tubetti: porte, finestre piante rampicanti, fiorellini. Mettete quindi le torri in frigo, rispettando la posizione verticale.

Ora è tutto pronto. Mezz'ora prima di servire la torta montate i coni sulle torri, avrete avuto l'accortezza di misurare già la compatibilità, prendete la torta, appoggiate le torri -mettetele vicine così si limita la possibilità di crollo- alleggerite con qualche "cespuglio" di panna o qualche piccola meringa, segnate un sentierino d'accesso alla torre principale, con la granella di zucchero... et voilà.

Alcune avvertenze:
- Questa torta è poco trasportabile. Potete, se necessario, provvedere al trasporto dei 3 componenti separati. la torta in una capace tortiera, attenzione alla panna; le torri in un secchio ben pulito; i coni in un sacchetto, separati da carta da forno...
- Il succo di mirtillo vira al violetto spento. Se preferite il rosa puntate sul lampone o sulla fragola. Il succo colora bene la panna, ma non funziona con il marzapane. Se volete colorare il marzapane affidatevi ai coloranti alimentari.

21 marzo 2011

Son stanca

Son tre giorni, tre giorni di: "Mamma mi sono tagliata, scusa non è che hai un thermos, Donella posso portare anche il piccolo? Zia, questo dove va? E questo? E questo lo posso fare io? Donella, come si dice "pane" in tedesco? Chi porta su la torta? Come facciamo le torri? Ciao ti chiamo dopo,viene anche Chiara? E Martina?E quante mamme siamo? Ci sono anche i mariti? Si mangia su? Quanti maschietti? Mamma voglio anche il volopattino, Ma zia noi cosa parliamo? E i fiori a cosa servono? Aiuto zia, c'è una capra!"

Intanto organizzare, comprare, invitare, cucinare -solo per i coni della torta "il villaggio delle fate" ho girato ore, nei supermercati li trovi in versione ricca con cioccolato,granella e quant'altro, ma niente coni come dire, plain- e la torta Paradiso è finita prima del tempo, Arianna si è presa una fetta per merenda giusto il giorno prima del D-day, e io che volevo portarmi avanti, quindi ho urlato come l'indiavolato di Gerasa e lei ha pianto come la Maddalena: "Se sono sbagliata la soluzione è solo una, dammi un'altra mamma!!!" Chissà dove le tirano fuori, i bambini, le cose che dicono...

...poi ho pensato che una torta la si poteva anche comperare, mica ci perdo la credibilità di buona mamma italica che fa tutto a casa, così abbiamo fatto, ma quella comperata non l'ha mangiata quasi nessuno, alla faccia di chi dice che i tedeschi non sanno apprezzare la buona cucina... apprezzano, apprezzano... e "i tedeschi", si fa per dire, perché alla festa di compleanno di Arianna, a questo si riferisce il post, c'era gente da ogni angolo, giapponesi, cinesi, thailandesi, polacchi, francesi e naturalmente italiani, di quelli stabili in patria e di migranti, il palmares del migrante atipico spetta ad un amico dell'amico B. che vive e prospera in Uganda.
Eh, gli italiani fanno sempre allegria, anche se stanno zitti, almeno secondo le percezioni teutoniche, che sembra una teoria strampalata, ma la composizione giusta, si rifletteva con un'amica, per una serata "animata" - standard loro, cioè gradevole - standard nostro, è su 10 invitati, 5 italiani, 3 tedeschi, 2 in funzione link, possono essere metà metà oppure di altri paesi, uff, sto divagando e... 

...continuo a divagare, ma, a proposito di invitati, ho fatto oggi la conta, erano una sessantina, metà bimbi e metà adulti e questa non mi è ancora ben chiara. Dopo 4 anni a Dusseldorf almeno una cosa mi sembrava accertata, i genitori del piccolo invitato scaricano il cucciolo alla festa del festeggiato e si ri-palesano solo al minuto esatto indicato sull'invito per il prelievo, ma ieri era una bella giornata, la prima a mia memoria così brillante dal 30 di Ottobre dell'anno scorso, poi c'erano tanti papà single e, si sa, quelli con prole allegata -in Germania, in Italia, dovunque- tendono a depositarsi da qualche parte, dove sentono che qualcuno può dedicarsi alla loro prole mentre loro si stravaccano, il buffet prometteva pure bene, peccato non fosse pronto a reggere cotante bocche avide, le facce erano simpatiche e pittoresche, le nostre facce, intendo, quelle degli italiani...tutte ragioni per cui anche i locali hanno trasgredito le regole e si sono attardati, 30 persone in più del previsto circa, ho chiuso il portone della fattoria un'ora dopo quanto riportato sull'invito -e già stavano ripartendo i bimbi con le classiche richieste: "hofame,hosete,nonmipiacelamel,avogliounfazzoletto,ilbagno,midevolavarelemani,ilcerottoperiltaglietto..." 
Ho spartito le poche briciole rimaste con le capre, i cavalli, i conigli e animalia varia, sfruttato gli aficionados per trasportare le masserizie a casa e....e basta.
Non mi sono fermata 5 minuti.
Non so se la gente si sia divertita.
Se tutti i bimbi siano stati ringraziati per il regalo.
Se qualcuno si sia sentito escluso.
Oggi scopro che sono successe un sacco di cose. E io....come se non ci fossi stata! 

16 marzo 2011

Ping e pang: i bambini amano la sineddoche


Penso che la cosa sia nata durante un week end di indisposizione, mia...A letto, non riuscivo a giocare con Ari...lei insisteva, e allora è nato il gioco con i "piedini". I miei piedini. Arianna gli dava da mangiare, gli faceva i massaggini, li puliva, li metteva a dormire. A un certo punto è anche andata a prendere i mobilini in legno della sua casa delle bambole...e piedini hanno avuto una vera  e propria stanzetta dove vivere...Poteva durare giusto per la triste occorrenza. Invece "giocare ai piedini" è divenuto uno dei must della stagione.

Ogni santa mattina Ari li viene a salutare, loro le fanno le feste, poi vogliono svitarsi e diventare i "suoi" piedini; lei li calma con parole rassicuranti, li veste, coi calzini, poi li saluta con schioccanti bacini prima di andare all'asilo. Col tempo i due hanno persino sviluppato caratteri diversi. Il destro è un pò discolo, irruente, si chiama Ping e si ritiene maschio. Il sinistro si chiama Pang, è più indolente, ma più ubbidiente e si ritiene femmina.

Ora,  giocare a Ping e Pang, finchè si sta in casa non dà grossi problemi. A volte però Ari si lascia andare a manifestazioni affettuose per i suoi due cuccioli anche fuori contesto domestico e allora si creano situazioni come quella della scorsa settimana, all'asilo. Ari prima "dà da mangiare a Ping e Pang", della sabbia misto erba, poi si china fino a sfiorare il terreno, sederino in aria, e li bacia. Indossavo pure gli stivali di pelle nera. La faccia di Frau de Rijk  che assisteva alla scena era da scoop....Hai voglia  a spiegarle che era solo un gioco e i bambini, si sa, amano la sineddoche!

Nella foto Ping e Pang a Carnevale. Ping è vestito da ballerino di Flamenco e suona e Pang, classica, da damina del '700. Senza parrucca...ma c'era pure quella!

10 marzo 2011

Conflitto di interessi

La funzione commenti è ancora disabilitata. Ripareremo presto. 
Poi che dire. Questo blog nasce dall'esigenza di raccontare frammenti del quotidiano. No, nemmeno di raccontarli. Di raccoglierli. E' un'esigenza personale. Me ne sono resa conto appena ho postato il primo post, anzi il secondo. Ahhh...mi sono sentita proprio bene. Come quando si adempie a qualcosa che si sente di dover fare. Il "si sente" è importante. Marca la differenza tra un'esigenza interiore e un'esigenza e basta. Diciamo che mi dà un piacere intimo e raccolto ritrovarmi tra queste paginette virtuali, quasi ogni sera, in questo piccolo mondo che si sta componendo, in parte copia a somiglianza del mondo in cui vivo...E forse sarebbe pure un pò disagevole incontrare altra gente, ferma come me in questo angoletto appartato.

Certo, come dice l'amico B, un blog ha senso se qualcuno lo legge. Anzi ha detto: "ti legge". Incontestabile. Cercare un rifugio segreto e privato in un blog, è un ossimoro. Un controsenso. Vabbeh. Allora diciamo che non c'è fretta.  Per ora mi appago della sensazione di Home sweet home.
Comunque la funzione commenti sarà abilitata.

9 marzo 2011

Cielo, l'han fatto!





Ieri pomeriggio lezione di pattinaggio. Fortuna che una compagna di asilo di Ari, Anastasia, russa, ci aveva avvisato giusto un paio d'ore prima che si sarebbe festeggiato la lezione in maschera con musik e giochi.
Così dopo la sessione dal dentista, sono volata a casa per afferrare un paio di maschere adatte, tipo il travestimento da indiana che sfoggiava a 2 anni, i calzoni le arrivano giusto sotto le ginocchia, ma, incredibile, ancora ce l'ha fatta a calzarli.
Confesso che lo spettacolo di un centinaio di graziose mascherine che volavano con grazia da un capo all'altro dell'Eisstadion era molto coinvolgente.
Confesso che ho apprezzato la vitalità, l'energia e l'autorevolezza delle 3 frau, due decisamente "up" ma davvero toste. Sono riuscite a amalgamare allieve di ogni età ed ogni livello di competenza in giochi di squadra divertenti per tutti.
Confesso che mi ha lasciato senza parole vedere quanto Ari se la cavasse egregiamente, dopo soli 2 mesi di lezioni e pure rapsodiche, oggi sì,oggi no.
Mancava il "tifo" del pubblico, nemmeno un applausino finale.
...E poi c'è stato un momento in cui ho pensato: dai, questo non lo faranno, non lo faranno DAVVERO!? E quel momento è stato alla fine dei giochi, quando le Frau si sono avvicinate al gruppo vociante per lanciare dolcetti che sono schizzati qua e là sul ghiaccio. I bimbi si sono lanciati in picchiata creando una gazzarra multicolore...ancora non so, per quale fausto fato dita e pattini affilati si siano evitati...
Ecco,questo in Italia non sarebbe MAI successo.

8 marzo 2011

Helau!



Con oggi finisce il carnevale renano.
Che è diverso da quello italiano.
O forse, più precisamente, da quelli italiani.
Primo: dura di più. Da giovedì grasso a martedì grasso. E venerdì e lunedì, Rosenmontag, pure le aziende chiudono.
Coinvolge anche gli adulti.
Perfettamente normale che chiunque si travesta, interamente o in parte, durante il giorno e lo svolgimento delle proprie funzioni. Ricordo ancora, due edizioni fa, un colloquio serissimo per l'inserimento di Arianna ad un asilo più vicino con il direttore. Vestito da pagliaccio...la gamba accavallata e il piede dondolante...calzante scarpa numero 52. Un'esperienza surreale. Lui era vestito da pagliaccio, ma se avessi riso si sarebbe sentito preso in giro...ho imparato che il tedesco non sempre aggiorna il suo corpo, i suoi atteggiamenti, la gestualità al travestimento che indossa. E questo crea effetti davvero Komish.
Le sfilate in parte seguono la nostra logica. Ce ne sono di quartiere e poi, il lunedì, quella della città, in Altstadt. Iniziano sempre con la polizia in parata e terminano con la vettura della pulizia... Non sempre i carri prevedono allestimenti scenografici come a Viareggio...più spesso c'è la banda a piedi e parte del gruppo di rappresentanza su carri più o meno infiocchettati che distribuiscono alla folla urlante dolcetti o altri cotillons.  Quest'anno nella sporta di Ari ho trovato anche tovagliolini di carta, borse di stoffa per la spesa, un cetriolo sott'aceto, una bustina porta cellulare, fischietti, spugnette, notes, matite.
Ai lati, negli slarghi dei garage o agli angoli delle strade ecco tavoli e appoggi ricolmi di bibite e Tupperware. Per ingannare l'attesa gruppi di vicini e amici allestiscono il loro pic-nic all'aperto. Il primo anno con la famigliola abbiamo attinto ad uno di questi banchetti.  Gelo degli astanti, che si è trasformato in sconcerto quando abbiamo messo mano al portafoglio per pagare...La pappa è riservata a chi se la porta. A volte si viene gentilmente invitati ad approfittarne...
Quando passano i carri i bambini si dispongono in prima fila con le borse belle aperte e urlano a squarciagola: "Helau"!. Anche gli adulti trovano la competizione molto divertente e sgomitano pure sui bimbi. Vige la legge del più forte, del più agile, del più furbo...Fa parte anche questo del Carnevale, l'aspetto "crudo" diciamo.
Si beve, molto. Pare che ne succedano di torbide, a Carnevale. Ma dagli italiani solo racconti. Io personalmente per un paio di edizioni sono uscita a ballare. Mi sono divertita, passando di bar in bar dimenandomi al ritmo di canzoncine folk-trash. Una, molto orecchiabile è praticamente identica a quella italiana d'antan che fa: "Quelli eran giorni sì, erano giorni si, al mondo no non chiedere di più..."
Cose turpi non ne ho viste. Diciamo che in giro c'erano molti più 60enni che 20enni, ma forse era fatto legato al tipo di locali che non alla percentuale sulla fauna carnevalesca.
Che dire. E' bello il Carnevale? Mah. Il primo anno mi sono divertita, il secondo un pò meno. Il terzo siam state in settimana bianca e quest'anno, quello dell'addio l'ho vissuto in maniera più intimista. Una sfilata con gli amici e i bimbi domenica, pappa tutti insieme e ieri...ero felice della giornata di sole e che in giro non ci fosse nessuno, proprio nessuno...
Vai, domani è quaresima, Helau!

24 febbraio 2011

Si doveva andare in Libia

Si doveva andare in Libia, io e mio padre. Partenza prevista: 26 di febbraio. Poi è successo quello che è successo. Che,a tutt'oggi nessuno sa ancora definire. Però: "Bisogna dare un segno forte." "Intervenire." "Gestire le relazioni diplomatiche con le autorità che si configureranno nel Paese". Questo è quello che si sente. Alla TV. Alla radio.
E penso a Murad. Alla sua famiglia. A tutte le risate che ci siamo fatti. Lui e e noi, il gruppo di amici raccolti per il viaggio 4per4 in Libia. Quando era, 10 anni fa? Murad era il nostro "uomo all'Avana", mutatis mutandis, il nostro accompagnatore nel deserto libico. Non lo volevamo no. Non se ne sentiva il bisogno, spiegavamo all'agenzia a Tripoli. In Piazza Verde, tra l'altro.
Va bene la sostituzione delle targhe; va bene la traduzione del passaporto in arabo; va bene il cambio obbligatorio a un tasso assurdo; va bene l'assistenza in dogana. Però adesso lasciateci, che ce la caviamo da soli!
Niente da fare. E Murad sedette con noi, silenzioso e dignitoso, nel posto più scomodo delle auto. Una bocca in più cui dare da mangiare, ma, soprattutto, da bere. Murad fu subito utile. La sera stessa ci alloggiò a casa di ricchi locali, a Nalut?, che l'albergo era chiuso.Arrivammo tardi. Eravamo stanchi dal lungo viaggio di avvicinamento. Nemmeno ci accorgemmo della situazione straordinaria. Che occupavamo una casa di qualcuno. E quel/i qualcuno se n'erano andati altrove, lasciandoci padroni di tutto. Nemmeno ringraziammo, la mattina successiva. Pensavamo al viaggio, pensavamo a noi.

Ho imparato più cose della Libia parlando con Murad che attraversandola. Da nord a sud. 680 kilometri di pista da Ghadames a Ghat. Da sud a est. da est a ovest. kilometri e kilometri. Ricordo il vento, la polvere,la noia. I cartelli in arabo. Noi che tentavamo di decifrarli con il vocabolario tascabile. E, al rientro senza Murad, sbagliammo di 600 kilometri.  A volte i cartelli che incontravamo erano in coreano. E voleva dire che stavamo in un punto off limits, vicino ai cantieri della Grande Opera.
Murad mi confessò poi, candidamente, che non era mai stato fuori Tripoli, nell'empty Libia, come loro definiscono tutto ciò che non è fascia costiera.

A Tripoli era maestro di Kung fu, giocava a biliardo, studiava le lingue per diletto. Era giovane. E rideva spesso. Dopo. Quando lo accettammo come uno del gruppo. Coi soldi della mancia ci fece una sorpresa. Ci accolse tutti in casa sua, dove ci aspettava una torta immensa insieme a tanto,tanto,tanto cibo... E una bottiglia di spumante. Dolce. Ma il ricordo è avvolto nel torpore. Quando fu l'ultima volta che vidi Murad? Ricordo un saluto frettoloso,una mattina nebbiosa, davanti a un bungalow di compensato,una spiaggia grigia...il suo odore di profumo greve e fumo di sigaretta:"Ti chiamo dalla Svizzera", suo fratello era medico là. Credo che mi chiamò, l'anno dopo, l'8 gennaio, il giorno del suo compleanno.

20 febbraio 2011

Privacy, bitte.


Mercoledì scorso, passeggiata. "Mamma mi scappa la pipì." Partono le rimostranze materne, prevedibili, "Vedi perché la mamma ti dice sempre di fare la pipì all'asilo o a casa? Così poi non ci ritroviamo per strada, senza un bagno." A volte ci si sente proprio ridicole, dico a mia figlia quello che mi diceva mia mamma. Uguale uguale. E che mi dava così fastidio. Chiaro che se non ti scappa la pipì non hai voglia di farla; chiaro che mezz'ora dopo i flussi corporei sono cambiati; chiaro che la pipì open air è un inno alla gioia...

Rimbrotti a parte, il problema è sempre lo stesso. Trovare un posto appartato scevro di cacche canine.
Inciso, a Ddorf convivono insieme a 600.000 abitanti bipedi, 24.000 cani. Per quanto i bipedi investano molto nei corsi di addestramento dei loro amici quadrupedi, la pressione canina si sente. Non c'è centimetro quadrato di verde "selvatico" che non sia costellato di deiezioni.

Secondo inciso. Se vedete un bambino appartato in un cespuglio nel parco sappiate che è italiano, spagnolo, turco. I piccoli tedeschi NON fanno i loro bisogni in giro (del resto sbucciarli dai loro scafandri di gomma con cui si proteggono dalle intemperie è tutt'altro che agevole...)

(Sto divagando. E' domenica e sono a casa da sola, e reduce da una bella serata conviviale. Un bel caffè fumante. Fuori, tanto, è grigio e piove)

Troviamo un luogo acconcio. Retrostante una baracchetta per gli attrezzi, nel parcheggio biciclette del club sportivo. Ari va, si accuccia, io aspetto un pò distante. Arriva, velocissimo, un ragazzino con racchetta da tennis a tracolla. Parcheggia la bici. Arianna si rialza e attende. Quando il ragazzino se ne va, riprende l'operazione.
Tutto qua.
Eh...tutto qua. Una cosa così, 6 mesi fa non l'avrebbe fatta. Non si sarebbe sentita a disagio nel portare a termine obblighi di natura. Sarebbe rimasta bella tranquilla, magari ci sarebbe pure scappata una risata crassa. Tempus fugit. Inesorabile. I bimbi crescono, le mamme imbiancano...
Via, ci sta un altro caffè.

18 febbraio 2011

Andiamo? Andiamo pure - Due

Di fronte al ristorante jap, che si chiama Rika, scritto piccolo sulla lavagna del menù, si apre una delle strade che amo di più, del quartiere.


La Altenberger str. è fiancheggiata da maestosi alberi che dalla tarda primavera intrecciano le loro chiome al vertice, creando un effetto di cattedrale gotica vegetale. E così la definiamo colloquialmente in famiglia. Vado a fare un giro in cattedrale, significa, in questa casa di agnostici, andare a fare una corsetta. L'anno scorso purtroppo diversi alberi sono stati abbattuti (malattia?). Non so se quest'anno, potremo godere del piacere del tetto di fronde...Qui, dicevo si fa jogging, si viene per una merenda...


Qui Arianna ha imparato ad andare in bicicletta, qui si trova parcheggio a qualunque ora del giorno e della notte (ottimo in quelle fasce orarie in cui il parcheggio sotto casa è off limits)...
Alla fine del viale s'incrocia la massicciata della ferrovia ( e questa non l'ho mai capita, i tedeschi amano vivere in zone tranquille, qui hanno la ferrovia sotto il naso, ma la zona è comunque molto quotata a livello immobiliare...) e ci sono due presenze rilevanti:
"L'elefante" e le sue due grandi zanne.
La prima è l'albero dove facciamo sosta con Arianna -Il tragitto, classico diciamo, prosegue lungo il Dussel, che è un canale, allietato da papere e nutrie, fino al Kiga di Arianna- Con la sua aria pachidermica e i due grossi rami laterali che si protendono al cielo si è meritato il nome di Elefante.

La seconda è l'ingresso al club di atletica dove è iscritta Arianna.
Bello il logo,vero?
Il club di atletica ha una bella pista per la corsa, tutto per il salto, l'hockey su erba, le palestre, i capi da tennis, un ristorante, il bar e..una bella aquiletta nera e grifagna nel logo...Ho fatto un pò di ricerche che quella presenza riportava a tempi cupi... Ed infatti.




14 febbraio 2011

Mamma ho l'Einladung!

Einladung è l'"invito". Di solito, trattando di bambini, l'invito a un compleanno.
L'Einladung è "conditio sine qua non" per invitare qualcuno, anche di età prescolare.
Deve essere scritto e personale, riportante le indicazioni di dove, quando, durata (da ora a ora). Numero di telefono e email per il contatto. Meglio allegare una piantina del luogo.
Meglio se si specifica entro quando dare la risposta e se i genitori sono invitati a restare.

Il tutto almeno un mese prima.

Ad ogni buon conto i genitori in genere non sono invitati; non hanno diritto al Buffet, che non prevede nulla di adulto-compatibile, es. un bicchiere di vino. Il compleanno coinvolge pochi bambini (una regola è il numero degli anni compiuti dal bambino più uno...lo giuro!); sono previste attività coordinate dal/i genitore/i del festeggiato, con fasi ben precise: la torta, le candeline, l'apertura pubblica dei regali con i ringraziamenti ai bimbi. Regalino del buon ricordo, in genere dolcetti o piccoli cotillons.

Ho impiegato 3 anni a capire queste semplici regole. Testarda vero?

La prima esperienza con l'Enladung risale a pochi mesi dopo l'espatrio, quando Arianna aveva 3 anni. Un giorno qualunque all'asilo, alcuni bimbi sventolano un fogliettino alla Frau, chiedendo di leggerne il contenuto. Arianna vede e corre al suo "stand" di legno, cercando il foglietto...ma per lei non c'è nulla... Scoppia a piangere inconsolabilmente tra gli altri bimbi eccitati e festanti.

Trovai la pratica alquanto crudele e chiesi alle mamme e al personale dell'asilo se non ci fosse un modo meno ostensivo di invitare i bimbi ai compleanni, soprattutto in considerazione della loro giovanissima età. Magari una mail privata o l'invio a casa...L'incomprensione del "mio" problema era evidente. Anche se in diverse mi riportarono episodi nei quali l'esclusione aveva rattristato i loro bimbi...

L'anno scorso, nuovo asilo, decidiamo di invitare tutti i bimbi alla festa in fattoria. Preparo un bel cartellone con l'invito stampato, la cartina, l'indicazione delle attività...Insomma ero proprio soddisfatta di me. Le Frau mi ringraziano per questo invito ecumenico che aiuterà a creare un clima di vera collettività...
Risultato: a una settimana dalla data del compleanno nessuna adesione. Nessuna dico...

Che problemi ci sono? Che Arianna sia la pecora nera del gruppo? Parlo con le Frau, ci si confronta, poi salta fuori che: "non c'è l'Einladung personale". I bambini stessi non si ritengono invitati  perché non vedono il cartoncino e quindi a domanda del genitore: "vuoi andare alla festa di Arianna?", la risposta è dubbiosa o negativa.

La festa alla fine si è svolta, è stato un successo. Grazie alle amiche italiane che sono rimaste tutte a ciacolare intorno al tavolo imbandito di leccornie cucinate da me e da loro. Alcuni non avevano il regalo. Per non offendere loro non si è proceduto all'apertura dei regali pubblica. La cosa ha amareggiato Arianna e sorpreso negativamente qualche genitore...Come una mancanza di riconoscimento.

Quest'anno si replica, però stavolta con gli Einladung!

10 febbraio 2011

Andiamo? Andiamo pure.

Il giro del quartiere.Volevo farlo in un post solo, ma mi sono accorta che in queste poche centinaia di metri quadri si è svolta/si svolge tanto della vita di tutti i giorni. Quindi replicheremo. Usciti dal portone o si va a destra o si va a sinistra. Vabbeh. E fin qua. Però la cosa non è così scontata...quando per recarsi al supermercato il giro è più o meno lo stesso. E' bella questa possibilità di scelta.
Se si opta per la sinistra si entra in Gerthsstrasse. Che è una deliziosa Seitenstrasse -strada secondaria- con tante case anteguerra (Altbau):

Scampate ai bombardamenti del 1943, sono lì ancora tutte spaventate,

La viuzza è tranquilla, con pochi esercizi commerciali, tutti verso lo sbocco sulla Grafenberger Allèe. Il primo di questi, è il fiorista giapponese.


Ora i riflessi fotografici tolgono un pò di leggibilità. Ma il negozietto è amato dalle "sciure" del quartiere per la sua essenzialità. Le palette dei colori, fiori inclusi, sono molto rigorose: tanto bianco, una spruzzata di azzurro e di giallo, il rosso carminio per il Natale. Tinte unite per le corolle, accompagnamento della foglia, contenitori in materiale naturale o pietra. Il mercoledì è chiuso e per accidenti strani è quasi sempre il giorno in cui ho avuto bisogno di comprare fiori. E allora si volta l'angolo della strada e si ripiega sul fiorista tedesco:


E qui tutta una panoplia di ceramiche, conchiglie, sassoletti colorati e profumati, candele, vasetti a specchi, pendagli vitrei, cartellini augurali a forma di nanetto, ranocchia, pinguino, maiale, paperetta...Dulcis in fundo, quando confezionano un mazzo lo strizzano in una crinolina sgargiante che fa sembrare falso anche il più fragrante dei fiori. Consolazione: con la stessa cifra di un amarillis dal jap qui ci compri metà vivaio...

Come sempre in Germania quando lo stomaco reclama un ristorante risponde (ahimè!).  Se si è imboccata la Rive Gauche o si finisce in un giapponese o in un italiano.
Trattoria "Il Carretto"
Ristorante giapponese (no logo)

Ammetto. Nel primo non ci sono mai andata. Non tanto perché è italiano. E' che non mi adatto al monolocale senza finestre con vetrina sulla strada, tanto simile a un garage, che rappresenta il 50% del lay-out architettonico della ristorazione locale. Poi si fuma. Malgrado il divieto europeo, come del resto quasi dappertutto a ddorf. Per ragioni ignote i tedeschi hanno trasgredito la legge, raggirandola attraverso la clausola dei Rauchen Club. In sintesi un bar dichiara di essere un club fumatori e via...Si fuma. Tra l'altro anche prima dell'introduzione della legge, gli impianti d'aspirazione sono, come dire, rudimentali. Strano, per noi italiani scoprire che eccelliamo in qualche cosa rispetto ai più evoluti - ai nostri occhi- tedeschi.
Concludendo la trattoria italiana risulta piccola, fumosa e poco avvolgente. Dicono che si mangi bene.

Il secondo è invece la nostra "trattoria di famiglia". Pulitissimo, pochi tavoli, musica jazz, bellissimi magazine di grafica ricercata, solo in giapponese (ma che belli i caratteri e la scelta iconografica). Il menù non presenta sorprese, per noi sempre: ravioli e tori karage, pollo saltato in una pastella rosata, con riso e insalata che Arianna adora e divora...Sa già usare i bastoncini. Meglio della forchetta, tra l'altro.
Uno dei luoghi che più mi mancheranno, una volta in Italia. Sigh!
Faccio una sosta qui, che sono stanca...

Torniamo indietro?
– Torniamo pure.

4 febbraio 2011

Non regalarle il pesce, insegnale come si usa la canna da pesca...

Che bello, che bello.
Stasera vento bizzoso di Primavera...con il cielo grigio d'ardesia certo, però ci si accontenta. E l'amico B. mi ha insegnato un pò di trucchetti per gestire il Blog.
Chiunque, probabilmente, li avrebbe appresi semplicemente leggendo le istruzioni a video, cliccando sui bottoni...Io no.

Ho bisogno del momento rituale della trasmissione orale. La parola arricchita dalla voce e dall'esempio. Che sono cose che ci accompagnano dai tempi primordiali però ormai decisamente in disuso.

A me, a differenza del mio amico B. il disuso attira. Il vintage piace. Mi piacciono tutti i momenti, le situazioni, gli eventi, le età della vita in cui la performance, la competizione, il confronto, la vanità, la modernità, la velocità, l'attualità, le aspettative vengono meno.

Mi piacciono le bocciofile, i vecchi caffè con le vecchie signore che bevono il thè e si dimenticano di avere già messo tre zollette nella tazza, le sale d'attesa alle stazioni di periferia, gli uffici postali, i bar delle stazioni di periferia, le panchine ai giardinetti, i mobili usati, i cappelli, i giocattoli rotti, le piante d'appartamento spelacchiate, i gatti grassi, le grotte di Lourdes formato giardino, la madonna con la veste in plastica fluorescente e la lacrima in rilievo rappresa sul volto, le coppie sul Po' d'estate, lui che pesca e lei sulla sdraio di plastica bianca che legge "Chi", intorno l'aria afosa ferma come l'acqua del fiume,  i baracchetti dell'anguria e i loro avventori, la polpa zuccherina dell'anguria e le mosche scure che si confondono con i noccioli scuri...

Mi piacciono le balere, le estetiste "da Betty", gli oratori, i musei dove si sente solo il rumore dei tuoi passi che rimbombano nelle sale e le didascalie sono di carta ingiallita e vergata con calligrafie eleganti, un pò tremule sugli apici...trattoria "il pescatore", trattoria "il cacciatore", Albergo Miralago, Miramonti, Miramare, le soffitte, i cantonali, i cassettoni, i cassetti dove ci trovi chiavi arrugginite e portacarte da gioco con il coperchio damascato e dentro i due mazzi con le carte stondate, incurvate come se avessero la scoliosi, e un vago sentore di sigaro.

La tecnologia, invece, più è alta, più mi è distante.

2 febbraio 2011

Italia-Germania 1-0

Arianna ha disegnato il mondo.
L'India, la Polonia (un suo compagno d'asilo è sik indiano, un'altra è di padre polacco) e, naturalmente, l'Italia e la Germania.

Ecco la prima:


L'Itaglia, come la chiama lei è rappresentata dalla casa del nonno Giorgio, c'è la stradina d'accesso e in primo piano i vistosi cespugli di Ribes che sono la sua passione.  

Ecco la seconda:


La Germania ha le macchine, la strada, la croce azzurra nel cielo che pare sia un uccello e a destra svetta imponente la bandiera. Il nero è stato sostituito da una striscia gialla più chiara. "Che è più bello del nero, vero mamma?"

:-)